
Fabro, 22 Lug. 2025 – Un pomeriggio drammatico, uno schianto improvviso, una vita spezzata. È accaduto tutto in pochi istanti, ieri, poco prima delle 17, sull’autostrada A1 tra Fabro e Chiusi, in direzione nord. Un uomo di 48 anni, originario dell’hinterland napoletano, ha perso la vita al volante del suo tir. Viaggiava come ogni giorno per lavoro, ma non avrebbe mai immaginato che quella corsa sarebbe stata l’ultima.

Il suo mezzo, un autoarticolato carico di bottiglie d’acqua minerale, ha sbandato improvvisamente per cause ancora tutte da chiarire. Ha urtato violentemente il guard rail, poi si è ribaltato, finendo con il muso oltre la barriera divisoria, in parte nella corsia opposta. L’impatto è stato tremendo, tanto da distruggere la cabina di guida e riversare il carico anche sulla carreggiata sud, paralizzando il traffico in entrambe le direzioni.

Sul posto sono arrivati i soccorsi in una corsa disperata contro il tempo. L’elisoccorso Nibbio e i sanitari del 118 hanno lottato per estrarlo dalle lamiere contorte. Hanno tentato manovre di rianimazione, ma il suo cuore non ha retto: troppo gravi le ferite riportate, troppo violento l’urto.
Con questa ennesima tragedia, sale a diciotto il bilancio delle vittime della strada in Umbria dall’inizio del 2025. Un dato che fa male e che riaccende l’allarme sulla sicurezza lungo le nostre arterie principali.
Oltre ai sanitari, sul luogo del disastro sono intervenute le pattuglie della polizia stradale di Orvieto e Terni. Il tratto dell’autostrada è rimasto chiuso per ore, con lunghe code di almeno dieci chilometri e traffico deviato su strade secondarie. Anche verso Roma, la circolazione è rimasta bloccata, mentre i soccorritori lavoravano senza sosta per liberare la carreggiata e ripristinare la viabilità, almeno in parte.
È stata una giornata di sangue e caos sull’A1, una delle vie più trafficate del Centro Italia. E il dolore, oggi, pesa come macigno sul cuore di una famiglia, su un lavoro fatto di strade e chilometri, su un altro nome che si aggiunge a una lista troppo lunga.
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