Foligno, 8 sett. 2025 – Tra le pagine più vibranti della Quintana, ce n’è una che ancora oggi fa battere il cuore dei contradaioli: è quella del Palio del 1946. Il primo dopo la guerra, il primo della rinascita.

A conquistarla fu il Rione Croce Bianca, trascinato da un cavaliere che già allora sapeva di storia: Gian Livio Sorbi, detto il Fedele.

Fu una Giostra accesa, emozionante, segnata da un duello all’ultimo respiro. Terminata la sfida tra i dieci binomi, due cavalieri si ritrovarono in perfetta parità: il Fedele del Croce Bianca e l’Ardito del Badia, Giuseppe Gregori, che le cronache del tempo dipingevano come “il più bel cavaliere”. La giuria non poté che richiamarli in lizza.

Una tenzone ulteriore, come nei racconti d’altri tempi. Alla fine, fu Sorbi a trionfare, riportando il Croce Bianca sul gradino più alto, a 333 anni dall’impresa di un altro Fedele, anch’egli biancocrociato, che nel 1613 aveva scritto la prima pagina di gloria.

Quella vittoria del ’46 non è solo memoria, ma linfa viva. I giovani del Rione l’hanno appresa dai più anziani e ne parlano come fosse ieri. Perché certe storie non invecchiano: si tramandano, si respirano, si rivivono.

E se oggi si passa per via Butaroni, cuore pulsante del Croce Bianca, si capisce che lì la storia non dorme mai. Una piccola porta, discreta, apre alla taverna del Rione, dove in tempo di Quintana il baluginare di lanterne e torce creano giochi d’ombre sulle volte eleganti, e l’aria profuma di tradizione e passione. Ma è salendo al piano superiore del palazzo (i Butaroni erano gli antichi padroni dell’edificio) che si resta senza fiato: affreschi preziosi raccontano un passato nobile, mentre nelle bacheche luccicano i trofei di 23 trionfi, l’ultimo datato 2019.Una costellazione di successi. Un’eredità che non smette di brillare.

(Tratto dalla rivista ECO in distribuzione gratuita c/o lo IAT a porta Romana, Biblioteca comunale in piazza del Grano e Foto Mazzocco in via Mazzini)

 

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