Perugia, 18 nov. 2025  – Perugia, aula tesa e silenzi pesanti. Davanti ai giudici del Riesame, questa mattina si è giocata una partita decisiva per il futuro di Yassin Amri, 21 anni, il giovane rinchiuso da settimane con l’accusa più grave: aver ucciso con una coltellata Hekuran Cumani, 23 anni, nel parcheggio della facoltà di Matematica dell’Università di Perugia.

Il tribunale si è riservato la decisione, ma la difesa ha affondato il colpo: secondo l’avvocato Vincenzo Bochicchio, gli elementi raccolti finora non solo non incastrano Amri, ma addirittura aprirebbero crepe profonde nell’impianto accusatorio.

In aula Bochicchio ha puntato tutto sui risultati degli esami genetici: sui vestiti di Amri sono state trovate tracce di sangue, sì, ma non di Hekuran Cumani. Apparterrebbero invece a tre persone non identificate. E i pantaloni? Anche lì tracce biologiche, ma riconducibili allo stesso Amri, nulla che colleghi il giovane al delitto. Un dettaglio, secondo il difensore, che smonta due pilastri dell’indagine: né Amri avrebbe tenuto in tasca il coltello usato per uccidere, né avrebbe sfer­rato il fendente che è costato la vita al povero ragazzo di Fabriano.

E c’è poi l’arma ritrovata nel Tevere. Per la difesa, la lama è troppo stretta per combaciare con la ferita mortale. Un’ombra ulteriore, un tassello che – nelle intenzioni dell’avvocato – spinge a rileggere l’intero quadro dell’accusa. Ora la parola passa ai giudici.

(49)

Share Button