Sopravvissuto all’orrore di Buchenwald, tornato in patria  ha scelto la divisa da Poliziotto per servire il Paese. Un evento celebrativo per il suo 105° compleanno

di GILBERTO SCALABRINI

Orvieto, 16 gen. 2026 – Le chiavi della città come simbolo, ma soprattutto come gesto di gratitudine collettiva. Questa mattina, nella Sala consiliare del Comune di Orvieto, il sindaco Roberta Tardani ha consegnato il massimo riconoscimento civico all’Appuntato di Pubblica Sicurezza in quiescenza Michelangelo Onigi, alla presenza del Questore di Terni. Un momento solenne, carico di memoria e significato, che ha unito istituzioni e comunità nel nome della storia e dei valori repubblicani.

Onigi non è soltanto un servitore dello Stato: è una testimonianza vivente del Novecento più drammatico. Sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Buchenwald, ha conosciuto sulla propria pelle l’annientamento dei diritti umani. Un’esperienza estrema che ha segnato per sempre il suo percorso umano e che rende ancora più potente la scelta, compiuta nel dopoguerra, di indossare la divisa e servire le istituzioni della Repubblica, fondate su libertà, democrazia e dignità della persona.

La cerimonia si inserisce in un progetto condiviso tra la Questura di Terni e l’Amministrazione comunale di Orvieto, pensato per celebrare, proprio il 16 gennaio, il 105° compleanno dell’Appuntato Onigi. Un’occasione non solo celebrativa, ma profondamente simbolica: un omaggio alla memoria storica e al servizio reso alla Polizia di Stato.

Nato nel 1921, Michelangelo Onigi entrò nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza il 16 dicembre 1946. Una lunga carriera al servizio dello Stato, conclusa nel 1979, costellata di riconoscimenti prestigiosi: due Croci al Merito di Guerra, la Medaglia d’Argento al Merito di Servizio conferita dal Ministero dell’Interno nel 1962 e, nel 2021, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

A chiudere la cerimonia, le parole del Questore Abenante: «Iniziative come questa rafforzano il legame tra la Polizia di Stato e il territorio e rappresentano un doveroso atto di gratitudine verso chi, dopo aver conosciuto la negazione assoluta dei diritti umani, ha scelto di servire lo Stato democratico». Un messaggio che va oltre la cronaca e diventa eredità civile.

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