
di GILBERTO SCALABRINI
C’è una parola che attraversa i secoli senza perdere forza. Una parola che cambia voce, volto, stagione, ma resta intatta nel suo significato più profondo: amore.
In un tempo segnato da conflitti, divisioni e solitudini rumorose, parlare d’amore non è retorica. È una scelta. È quasi un atto rivoluzionario. Perché l’amore non è soltanto passione o sentimento privato: è responsabilità collettiva, è rispetto, è capacità di riconoscere nell’altro una parte di noi stessi.
L’amore è la mano tesa quando tutto sembra cedere. È la pazienza di chi resta, la cura silenziosa di chi non chiede riconoscimenti. È il fondamento delle famiglie, delle amicizie, delle comunità. È la radice di ogni autentica solidarietà.
Non esiste civiltà senza amore. Non esiste futuro senza la capacità di guardarsi negli occhi e scegliersi, ogni giorno, nonostante le differenze. In questo senso l’amore è universale: parla tutte le lingue, supera ogni confine, abita ogni latitudine.
E forse, proprio oggi, mentre il mondo corre veloce e spesso si smarrisce, abbiamo bisogno di tornare a questa verità semplice e potente: l’amore non è debolezza. È la forza più grande che possediamo.
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