
Umbertide, 30 marzo 2026 – All’alba, mentre la città è ancora immersa nel silenzio, scattano le manette per un ragazzo di appena 17 anni. A Umbertide, nel Perugino, i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale bussano alla porta della sua abitazione e lo arrestano con accuse pesanti: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale, etnico e religioso, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Il giovane, che ha da poco compiuto 17 anni e vive con la famiglia, era già finito sotto la lente degli investigatori. Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati e lo scorso luglio la sua casa era stata perquisita per la prima volta. Oggi, invece, il blitz decisivo: nelle prossime ore sarà trasferito all’Istituto penale minorile di Firenze.
L’operazione, denominata “Hate” – odio – è coordinata dalla Procura per i minori dell’Aquila e si muove su più fronti. Oltre a Umbertide, le perquisizioni hanno riguardato anche Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo, dove altri minorenni risultano coinvolti nell’inchiesta. In tutto sono otto gli indagati, tutti giovanissimi.
Secondo gli inquirenti, il gruppo si muoveva all’interno di un vero e proprio circuito digitale internazionale: un «ecosistema virtuale transnazionale» fatto di canali e gruppi social di matrice neonazista, suprematista e accelerazionista. Un ambiente in cui, sostengono gli investigatori, adolescenti particolarmente vulnerabili finivano per assorbire e amplificare messaggi di odio e violenza.
Le indagini hanno portato al sequestro di materiale inquietante: manuali dettagliati per la fabbricazione di armi, istruzioni per l’utilizzo di sostanze chimiche e batteriologiche, vademecum per il sabotaggio di servizi pubblici essenziali. Il 17enne avrebbe anche raccolto informazioni su armi realizzabili con stampanti 3D e sulla preparazione del TATP, il perossido di acetone noto come “madre di Satana”, già utilizzato negli attentati di Parigi e Bruxelles.
Ma è soprattutto l’ideologia a preoccupare gli inquirenti. Il gruppo, infatti, glorificava i cosiddetti “mass shooters”, autori di stragi di massa. Tra i riferimenti Anders Behring Breivik, responsabile del massacro di Oslo e Utoya nel 2011, e Brenton Tarrant, autore dell’attacco alle moschee di Christchurch nel 2019, elevati a figure quasi mitizzate.
In questo contesto sarebbe emerso anche un progetto ancora più allarmante: l’ipotesi di una strage in ambito scolastico, ispirata al massacro della Columbine High School del 1999, con un epilogo suicida da parte degli autori.
Il 17enne, originario della provincia di Pescara, avrebbe inoltre avuto contatti con il gruppo Telegram “Werwolf Division”, spazio virtuale in cui si propagandano teorie sulla superiorità della cosiddetta “razza ariana” e si esalta sistematicamente la violenza.
Un’indagine che accende i riflettori su una radicalizzazione sempre più precoce, alimentata online e capace di attecchire anche tra i più giovani. E che, ancora una volta, mostra quanto il confine tra propaganda e azione possa diventare pericolosamente sottile.
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