
Perugia, 1 aprile 2026 – Un sistema costruito sulla fragilità psicologica delle persone, alimentato da tecniche di persuasione e finalizzato a ottenere denaro e controllo. È quanto la Polizia di Stato sostiene di aver smantellato tra le province di Perugia e Pesaro Urbino, dove una presunta organizzazione settaria operava da anni, fino ai fermi eseguiti ieri.
A finire nel mirino della Squadra Mobile di Perugia, con il supporto del Servizio Centrale Operativo, sono quattro persone — tre uomini e una donna — accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata a truffa, estorsione e, in un caso, violenza sessuale. Tre degli indagati sono stati portati in carcere tra Perugia e Napoli, mentre un quarto risulta ancora irreperibile.
L’indagine partita da un padre
A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia di un genitore, allarmato dal cambiamento radicale del figlio. Il giovane, nel 2023, aveva iniziato a frequentare corsi di “alchimia” tenuti da un sedicente maestro, fino a interrompere ogni rapporto con familiari e amici e lasciare il lavoro.
Da quel momento, secondo gli inquirenti, sarebbe entrato stabilmente nell’orbita del gruppo, trasferendosi in una struttura gestita dall’organizzazione e iniziando a versare denaro.
Il “maestro” e il sistema dei corsi
Al centro della rete ci sarebbe Alfredo Mangone, conosciuto dagli adepti come “Kaar Yampu”, affiancato dalla compagna Tatiana Ionel, ribattezzata “Mamás Núa Janua”.
L’offerta proposta ai seguaci era ampia: corsi di “alchimia sessuale”, “vegetale trasmutativa”, pratiche di “magia” e “mistica”. Attività che, secondo la Procura di Perugia, avrebbero rappresentato lo strumento principale per attrarre e fidelizzare decine di persone.
Le indagini — avviate nel dicembre 2025 e condotte anche con intercettazioni, pedinamenti e testimonianze — hanno ricostruito un flusso economico costante: circa 12 mila euro al mese su uno dei conti riconducibili a Mangone, alimentato da un centinaio di adepti.
Donazioni, beni di lusso e oltre mezzo milione di euro
Non solo piccoli versamenti. Gli investigatori parlano di somme ben più consistenti: quattro donne avrebbero versato complessivamente oltre 515 mila euro come “donazioni” per l’acquisto di un immobile.
Altri seguaci, sempre secondo quanto emerso, avrebbero consegnato beni di valore, come un orologio Rolex da circa 12 mila sterline o addirittura un’auto di lusso.
Il denaro, sostengono gli inquirenti, non sarebbe stato utilizzato esclusivamente per le attività dichiarate dell’associazione “Conoscenza è libertà”, attiva a Pietralunga. Parte delle somme sarebbe finita in spese personali: ristoranti, acquisti vari, viaggi e perfino il sostegno economico all’ex moglie del presunto leader.
Le tecniche di manipolazione
Alla base del sistema ci sarebbero tecniche di condizionamento ben precise: il cosiddetto love bombing, ovvero un bombardamento iniziale di attenzioni e affetto, seguito da dinamiche di svalutazione personale, isolamento e minacce.
Agli adepti, secondo la ricostruzione investigativa, veniva prospettata una sorta di “punizione” anche per le generazioni future in caso di abbandono del percorso. Parallelamente, molti sarebbero stati indotti a rompere ogni legame con l’esterno.
Tra gli elementi più gravi contestati, anche l’uso di sostanze come l’ayahuasca, un decotto psicoattivo di origine amazzonica, che due indagati — rimasti a piede libero — sarebbero stati in grado di preparare e somministrare.
L’accusa di violenza sessuale
Mangone è inoltre accusato di violenza sessuale nei confronti di una seguace. La donna, secondo gli inquirenti, si trovava in una condizione di forte soggezione psicologica. Gli atti sarebbero stati presentati come pratiche “purificatrici”, con connotazioni spirituali.
La difesa: “Accuse ritorsive e fantasiose”
Di tutt’altro avviso i legali degli indagati, gli avvocati Emanuele Fierimonte e Deborah Wahl, che respingono ogni accusa parlando di ricostruzioni “ritorsive” da parte di ex collaboratori allontanati dall’associazione.
Secondo la difesa, alcune denunce sarebbero legate a controversie civili già affrontate in tribunale, mentre i rapporti contestati sarebbero stati consenzienti. I legali chiedono inoltre misure meno afflittive rispetto alla custodia in carcere, escludendo il pericolo di fuga.
Un sistema sotto la lente della Procura
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Perugia, prosegue ora per chiarire l’estensione del fenomeno e il numero effettivo delle persone coinvolte. Al centro resta un modello che, secondo gli investigatori, avrebbe trasformato la ricerca spirituale di molti in un meccanismo di controllo, isolamento e sfruttamento economico.
(69)

