Nei piccoli comuni umbri chiamati alle urne, il voto consegna un quadro netto, quasi senza appello. Sei municipi, sei sfide diverse, ma un filo comune: la conferma di amministrazioni radicate e il peso decisivo delle liste civiche, capaci ancora una volta di trasformare le dinamiche locali in vere battaglie identitarie.

A Valfabbrica la partita dura pochissimo. Enrico Bacoccoli, sindaco uscente e candidato della lista di centrodestra “Insieme per crescere ancora”, conquista il secondo mandato con numeri plebiscitari: oltre l’85 per cento dei consensi, 1.543 voti contro i 271 raccolti da Loredana Petrosi, candidata di “Alternativa in Comune”. Un distacco emerso già dalle prime schede scrutinate e che ha rapidamente trasformato lo spoglio in una semplice attesa della conferma ufficiale. Nel comune più popoloso di questa mini tornata elettorale, l’affluenza si ferma al 67,3 per cento, quasi dieci punti sotto il dato del 2020. Alla maggioranza vanno otto seggi, mentre l’opposizione ne conquista tre, oltre alla stessa Petrosi.

A Calvi dell’Umbria, invece, il vero avversario era il quorum. Con una sola lista in corsa, quella guidata da Sandro Spaccasassi, il timore era che l’affluenza non raggiungesse la soglia necessaria per rendere valida l’elezione. Ma già alla chiusura della prima giornata il traguardo appariva vicino, fino alla conferma definitiva: 60,42 per cento dei votanti. Così il vigile del fuoco Spaccasassi diventa ufficialmente il nuovo sindaco, raccogliendo il testimone di Guido Grillini alla guida della lista civica “Calvi Spaccasassi – tradizione e innovazione”. Un’elezione senza sfidanti, ma non priva di tensione, almeno fino alla certezza matematica della partecipazione alle urne.

Anche a Scheggino il sindaco uscente mantiene saldamente il timone del Comune. Fabio Dottori, sostenuto dalla lista “Uniti per Scheggino”, domina con il 77,8 per cento e si assicura sette consiglieri comunali. Molto più indietro Paolo Chiappini, candidato del “Campo largo”, fermo al 21,9 per cento ma comunque destinato ai banchi dell’opposizione insieme ad altri due consiglieri. Gli altri candidati si spartiscono appena un pugno di voti, in una competizione che conferma il forte radicamento dell’amministrazione uscente nel piccolo centro della Valnerina. Su 378 aventi diritto, alle urne si presentano in 282. Dottori ottiene 217 preferenze, Chiappini 61, mentre il resto dello scrutinio si disperde tra candidature marginali, schede bianche e una nulla.

A Ferentillo, invece, il confronto assume i toni di una sfida generazionale. A spuntarla è Sebastiano Torlini, candidato della lista civica “Ferentillo nel cuore”, che supera Massimiliano Costantini conquistando la fascia tricolore del borgo della Valnerina. Una campagna elettorale vivace, alimentata anche dall’età dei due sfidanti, entrambi molto giovani. Alla fine Torlini raccoglie 586 voti contro i 496 del rivale. L’affluenza supera il 73 per cento, seppure in lieve calo rispetto alla precedente tornata amministrativa. Sette i consiglieri eletti nella lista vincente, mentre l’opposizione porta in aula due rappresentanti oltre allo stesso Costantini.

A Giove il centrodestra consolida la propria presenza con la conferma di Marco Morresi. Il sindaco uscente, candidato della lista “Giove bene comune”, supera nettamente Rita Benigni, docente universitaria sostenuta dalla civica “Giove Sì”. Il risultato parla chiaro: 726 voti contro 466, oltre 260 preferenze di scarto che blindano il secondo mandato di Morresi. Anche qui l’affluenza cala rispetto al passato, fermandosi al 77,17 per cento, ma il consenso per il primo cittadino resta solido e compatto.

Ad Attigliano, infine, arriva forse il risultato politicamente più pesante della tornata. Leonardo Fazio non solo viene rieletto sindaco, ma trasforma il voto in una rivincita personale dopo la sfiducia ricevuta nei mesi scorsi da parte di quegli stessi ex alleati che lo hanno poi sfidato alle urne. Il sindaco uscente chiude con il 63,7 per cento dei consensi e legge il risultato come una risposta diretta degli elettori. «Un margine così ampio è la migliore risposta del paese», commenta a caldo, rivendicando il lavoro di squadra e la costruzione di una coalizione civica aperta anche a sensibilità diverse. Poi, con ironia, lascia scivolare anche una stoccata agli avversari: «Me lo sono tolto già, li abbiamo mandati a casa». Una vittoria politica, personale e simbolica, che chiude una delle campagne elettorali più tese di questa tornata umbra.

 

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