A dieci anni dal terremoto del 2016, trentasei fotografie di Lorenzo Attili raccontano la quotidianità, la memoria e la resilienza di una comunità che continua a custodire la propria identità. La mostra “Trettechènno” inaugura l’8 agosto nel Palazzo Comunale di Norcia

di GILBERTO SCALABRINI

Norcia, 3 ago. 2026 – A dieci anni dal terremoto, Norcia torna a raccontarsi. Non attraverso le crepe dei muri o il rumore dei cantieri, ma con gli sguardi, i volti e i gesti quotidiani di chi ha scelto di restare. Sono trentasei fotografie a colori, dense di emozioni e di memoria, a comporre “Trettechènno”, la mostra che sarà inaugurata sabato 8 agosto, alle ore 17, nella Sala del Consiglio Maggiore del Palazzo Comunale. Nel dialetto nursino significa tremare, scuotersi, vibrare: un verbo che richiama il sisma del 2016, ma anche la forza silenziosa di una comunità che non ha mai smesso di rialzarsi.

Dietro questo progetto c’è il talento e la sensibilità di Lorenzo Attili, fotografo nursino di appena 28 anni, che ha scelto di tornare nella sua città per raccontarla con uno sguardo nuovo. Un ritorno non dettato dalla nostalgia, ma dal desiderio di restituire dignità, identità e futuro ai luoghi in cui è cresciuto.

«Dopo le ferite del sisma – racconta – ho deciso di tornare a Norcia da Padova, dove mi sono trasferito dopo l’università a Perugia, e di investire il mio sguardo sui luoghi d’origine. Il titolo richiama l’esperienza drammatica del terremoto che ha profondamente segnato il territorio nel 2016, ma allo stesso tempo evoca la vitalità della sua comunità: la stessa energia che spinge le persone a reagire, muoversi e andare avanti».

Le sue immagini non cercano l’effetto spettacolare. Raccontano la quotidianità, i volti, le mani, i cantieri della ricostruzione, le tradizioni che resistono e la vita che continua a scorrere. Ognuno dei 36 scatti a colori custodisce una storia e invita il visitatore a fermarsi, osservare e riconoscere quell’identità profonda che continua a legare Norcia ai suoi abitanti.

«Se la terra ha tremato – afferma Lorenzo – il mio obiettivo ha risposto catturando la stabilità di una comunità che, giorno dopo giorno, si sta riappropriando del proprio futuro».

“Trettechènno” è molto più di una mostra fotografica. È un racconto collettivo, un esercizio di memoria e un ponte tra passato e presente, costruito attraverso le voci e le esperienze di chi, con tenacia e amore, continua a dare anima e carattere a Norcia e al suo territorio.

Il progetto ha preso forma nella primavera dello scorso anno con il supporto di Erik Messori, fotogiornalista e cofondatore del collettivo Capta, specializzato in reportage nazionali e internazionali. Per un anno Attili ha percorso le strade della sua città, entrando nelle case, seguendo la vita dei quartieri, osservando i cantieri, gli eventi e le persone. Da questo lungo lavoro di ascolto e documentazione sono nate 50 fotografie raccolte nel catalogo e le 36 immagini selezionate per l’esposizione, sintesi intensa di una comunità che, nonostante le profonde trasformazioni degli ultimi dieci anni, continua a custodire le proprie radici.

La mostra si chiude con una domanda che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso espositivo: a dieci anni dal terremoto, l’anima di Norcia è rimasta la stessa grazie alle persone che la vivono?

(Dal Corriere dell’Umbria)

 

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