
Una giovane ghiandaia ha scelto Rasiglia come casa e il borgo l’ha adottata come una mascotte. Tra voli radenti, incursioni nel Cocò Bistrò e un’insolita confidenza con le persone, racconta il sorprendente incontro tra natura e comunità
dal nostro inviato GILBERTO SCALABRINI
Foligno, 6 ago. 2026 – Non bussa alla porta e non chiede permesso. Arriva all’improvviso, sfiora i tetti di pietra con un volo radente, rompe il silenzio con un richiamo squillante e poi scompare tra i vicoli attraversati dall’acqua.

Pochi istanti dopo è già sul davanzale di una finestra, sul ramo di un albero o dentro un bar, dove ormai si muove con la naturalezza di una cliente abituale. Da qualche giorno è lei la protagonista inattesa di Rasiglia, il piccolo borgo medievale conosciuto in tutto il mondo per le sue sorgenti, i ruscelli cristallini e gli antichi mulini che scorrono tra le case.
Nel paese dei venti residenti è diventata la mascotte di tutti. Cresce a vista d’occhio perché c’è sempre qualcuno che le offre un boccone, ma soprattutto perché ha conquistato il cuore degli abitanti con la sua curiosità e la sorprendente confidenza verso l’uomo. Una familiarità insolita per un animale selvatico, resa ancora più affascinante dalle straordinarie capacità cognitive e dalla memoria prodigiosa che caratterizzano la specie.

La protagonista di questa storia è una ghiandaia, passeriforme appartenente alla famiglia dei Corvidi. Più o meno grande come un piccione, sfoggia un elegante piumaggio dalle tonalità rosate e marroni, impreziosito dalla caratteristica macchia azzurra barrata di nero sulle ali. In natura è celebre per l’abitudine di raccogliere e nascondere centinaia di ghiande nel terreno, vere e proprie dispense che spesso dimentica, contribuendo inconsapevolmente alla nascita di nuovi alberi.

A Rasiglia, però, sembra aver trovato qualcosa di ancora più prezioso: la compagnia delle persone. Un legame speciale lo ha stretto con Luciano Ballarin, vigile del fuoco in pensione ed ex responsabile del distaccamento di Gaifana, oggi titolare del Cocò Bistrò, una caratteristica taverna ricavata da quello che un tempo era un vecchio pollaio. Oggi, tra il giardino, il pergolato e le sale del locale, è diventata uno degli angoli più accoglienti del borgo. Ed è proprio lì che la ghiandaia ha scelto di fermarsi.

«È arrivata che era ancora piccola – racconta Luciano –. All’inizio si posava sul prato del giardino e sul pergolato, osservava tutto da lontano. Poi, giorno dopo giorno, ha preso coraggio, è entrata nel locale e ormai è diventata una presenza fissa. Vive nei boschi qui intorno, ma ogni mattina e al tramonto, quando l’aria si fa più fresca, fa il giro del paese. Ognuno la chiama con un nome diverso e lei sembra rispondere con i suoi versi e con quei voli radenti che ormai fanno parte della quotidianità di Rasiglia.»
L’amicizia è nata fin dal primo incontro, con un episodio che ancora oggi strappa un sorriso. «Il primo giorno è entrata nel locale, ha fatto un paio di passaggi a bassa quota e poi mi ha “rubato” una bustina di zucchero. Il giorno dopo è tornata e ha ripetuto esattamente lo stesso scherzo.»

Da allora il Cocò Bistrò è diventato una delle sue tappe preferite. «Entra soltanto qui perché tengo porte e finestre aperte. A volte si posa sul lampadario come se fosse casa sua. Qualche giorno fa ero fuori a fare un lavoretto, ho sentito un battito d’ali e un attimo dopo si è appoggiata sulla mia testa. Ormai frequenta anche i giardini delle abitazioni.»
Come ogni abitante del borgo che si rispetti, anche lei ha finito per meritarsi un nome. «Io la chiamo Pigafetta – dice Luciano sorridendo – perché da queste parti la ghiandaia, in dialetto, è la “piga”. Mi sembra un nome affettuoso, adatto al suo carattere curioso e intraprendente.»

Poi il sorriso lascia spazio a una riflessione. «Mi preoccupa il fatto che questi splendidi uccelli rientrino tra le specie cacciabili. Se dovessero essere ampliate le aree di caccia, anche Pigafetta potrebbe correre dei rischi. Per l’inverno sto pensando di costruirle una piccola casetta di legno, anche se sarà lei a scegliere dove ripararsi dal freddo. Forse una casa nel bosco ce l’ha già. Io mi auguro soltanto che nessuno le faccia del male».
Tra il rumore dell’acqua e le antiche pietre di Rasiglia, la ghiandaia continua il suo piccolo rituale quotidiano. Sorvola il borgo, entra ed esce dai vicoli come se li conoscesse da sempre e ricorda che, a volte, basta il battito d’ali di un animale selvatico per raccontare l’anima di un luogo.
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