
Il toro di San Francesco domina la finalissima della 54ª Fuga del Bove e si prende anche il Memorial Giuseppe Bea. Ma nella classifica generale è San Fortunato a trionfare con 14 punti, davanti a San Francesco, Sant’Agostino e San Bartolomeo. Spalti gremiti e festa grande a Montefalco
Dall’inviato GILBERTO SCALABRINI
Montefalco, 20 ago. 2026 – Per qualche secondo sugli spalti gremiti di spettatori è rimasto soltanto il rumore degli zoccoli sulla pista. Poi il boato. La finalissima della 54ª Fuga del Bove ha acceso Montefalco con un duello tiratissimo, deciso dalle falcate poderose di Flaco, il toro di San Francesco, capace di imporsi su Rude Boy di Sant’Agostino e di regalare al quartiere francescano la vittoria nella corsa più attesa.

Flaco mette le ali e porta San Francesco sul gradino più alto. Quattrocentosessanta chili di potenza, falcate ampie e un’accelerazione che nella finalissima non ha lasciato scampo a Rude Boy di Sant’Agostino. È stato il toro del quartiere francescano il grande protagonista della 54ª edizione della Fuga del Bove, chiudendo la sfida con un arrivo da cardiopalma davanti agli spalti gremiti.
A San Francesco è andato anche il Memorial Giuseppe Bea, assegnato al toro più veloce della competizione: un quadro del maestro Oliviero Trombetti, dal titolo Occhio al tempo, commissionato dalla famiglia Bea.

Giornata decisamente più amara, invece, per Rambo di San Bartolomeo. Un nome che evoca forza, combattimento e carattere indomabile, ma che questa volta non ha trovato riscontro sulla pista. Già alla partenza il toro ha fatto le bizze e nella finalissima, lungo i 210 metri resi insidiosi anche da un leggero dosso, prima ha compiuto un balzo e poi si è piantato. Per convincerlo a ripartire è servita tutta la pazienza dei giostratori, ma ormai il cronometro non concedeva più nulla: Rambo ha tagliato il traguardo fuori tempo massimo.

Terzo posto per Gervigno di San Fortunato. Ed è proprio il popolo giallo a potersi cucire addosso la vittoria complessiva della festa: con 14 punti San Fortunato conquista il Falco d’oro e il priore Simone Tordoni può alzare ancora una volta al cielo, tra applausi e bandiere, il simbolo del trionfo. Alle sue spalle San Francesco con 13 punti, Sant’Agostino con 12 e San Bartolomeo con 10.

A fare da cornice alla corsa, spalti gremiti fino all’inverosimile e un pubblico che ha accompagnato ogni partenza e ogni arrivo con un boato. Tra gli ospiti anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, la consigliera regionale Letizia Michelini, il comandante della Compagnia carabinieri di Foligno, capitano Antonello Maria De Sanctis, e due giovani protagonisti dello sport: Teresa Riommi, campionessa mondiale cintura nera di karate stile Goju-Ryu ai campionati in Austria, e Matteo Sorci, decatleta emergente e talento capace di distinguersi a livello internazionale nei 100 metri, nel salto in lungo, nel salto con l’asta e nel giavellotto.
Il sindaco di Montefalco, avvolto nel costume del Primo Rinascimento, ha sottolineato ancora una volta il carattere corale della manifestazione. «Anche quest’anno la Fuga del Bove ha confermato la straordinaria coralità di una festa capace di coinvolgere l’intera comunità. I Quartieri, con passione e creatività, hanno animato Montefalco nel segno della cultura, dell’inclusione e della tradizione. A tutti loro va il mio sincero ringraziamento per aver rinnovato, ancora una volta, questo piccolo grande miracolo collettivo».
Un concetto ripreso anche dalla presidente Proietti, che nel ringraziare l’Ente Fuga del Bove ha allargato lo sguardo al valore delle rievocazioni storiche umbre. «L’Umbria è ai primi posti in Italia per numero e qualità delle rievocazioni storiche, anche se questa definizione non riesce a raccontare fino in fondo ciò che manifestazioni come la Fuga del Bove rappresentano. A Montefalco, ogni anno, rivive un patrimonio di storia, tradizioni e identità dal forte valore sociale: l’Ente Fuga del Bove coinvolge circa 1.500 volontari su poco più di 5.000 abitanti».
La presidente ha poi ricordato l’attenzione dell’Istituto storico italiano per il Medioevo e la proposta di un protocollo d’intesa con la Regione per dare concreta attuazione alla legge nazionale sulle manifestazioni storiche. «Ho già espresso il mio assenso. Con il nuovo Testo unico sulla cultura, la Regione ha riconosciuto alle rievocazioni storiche il ruolo che meritano, ponendole sullo stesso piano delle più importanti manifestazioni italiane. Il nostro obiettivo deve essere fare dell’Umbria la patria delle rievocazioni storiche: un patrimonio culturale capace di attrarre turismo, rafforzare l’identità dei territori e creare coesione sociale».
Poi, lentamente, si abbassa il sipario. Restano la polvere della pista, le voci rauche per il tifo, le bandiere e i colori che continuano a sventolare. I quartieri adesso smaltiranno la fatica di giorni intensissimi, ma sarà soltanto una tregua. Perché a Montefalco l’appartenenza non va in vacanza: torna presto a bussare alle porte delle taverne, delle sedi e delle famiglie. E saranno ancora una volta i quartieri, con il loro lavoro, la loro passione e quell’incrollabile fedeltà ai propri colori, a prendere per mano la Fuga del Bove e a trascinarla verso il futuro.
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