
Ventisette anni dopo torna sullo schermo la straordinaria carovana di artisti e volontari che nel 1999 attraversò Europa e Africa portando teatro, musica e giochi ai bambini. Domani sera al cinema Méliès il film-reportage di quell’avventura umana, nel segno di ALIA e Fausto Carloni
Perugia, 10 sett. 2026 – Un pullman malandato, carico di artisti, strumenti, sogni e ostinazione. Perugia alle spalle e davanti migliaia di chilometri di strada. È il 1999.

La carovana scende verso sud, attraversa l’Europa, raggiunge lo stretto di Gibilterra e poi cambia continente. Marocco, Sahara, Mauritania, Mali. Infine il Burkina Faso. Non porta aiuti materiali né proclami: porta teatro, musica, giochi. E soprattutto incontri.
Quel viaggio, a distanza di ventisette anni, torna sullo schermo domani sera alle 21 al cinema Méliès di via della Viola, a Perugia, attraverso un film-reportage che restituisce immagini, volti e atmosfere di una singolare carovana di pace partita dal capoluogo umbro per raggiungere l’Africa occidentale.
Ad accompagnare il pubblico dentro quella storia sarà l’ingegner Michele Zappia, già comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Perugia. In sala sono attesi anche molti dei protagonisti di quella straordinaria traversata.
«Quello che vedremo – spiega Zappia – è una testimonianza visiva e sensoriale che si inserisce pienamente nella tradizione di ALIA e di Fausto Carloni, che di quella esperienza è stato, e continua a essere, l’anima».
ALIA è un gruppo culturale e sociale nato a Perugia, un collettivo di artisti, camminatori, educatori e volontari che negli anni ha fatto del viaggio e dell’incontro una forma di relazione. Teatro di comunità, cammini intesi come esperienza artistica e spirituale, cooperazione internazionale, educazione alla pace e alla nonviolenza, documentari e carovane hanno scandito la sua attività.
«ALIA – continua Zappia – non è un’istituzione formale. È un organismo vivo, fluido, composto da persone che credono nel viaggio come possibilità di conoscersi e incontrarsi».
E al centro di questa esperienza c’è Fausto Carloni, figura capace di dare direzione e visione al gruppo. Le sue carovane hanno percorso negli anni strade lontane: l’India sulle tracce di Gandhi e Capitini, la Mauritania, il Burkina Faso e altri Paesi africani. Viaggi che sono diventati teatro itinerante, incontro fra culture, memoria affidata alle immagini.
«Fausto non è soltanto un organizzatore – sottolinea Zappia – ma un narratore di comunità, un tessitore di relazioni. Porta con sé un’idea di pace che non resta ferma: cammina, incontra, ascolta e poi si trasforma in racconto, film e reportage».
Bisogna tornare al 1999 per comprendere fino in fondo il significato di quella partenza. L’Europa aveva appena attraversato gli anni della caduta dei muri, dell’apertura dei confini e di profonde trasformazioni politiche. In quel clima partire da Perugia su un pullman di artisti e attraversare due continenti non era soltanto un gesto poetico. Era anche una scelta culturale, umana e, inevitabilmente, politica.
La strada diventava così un ponte. Dove i confini dividevano, quella carovana provava a unire. Dove mancavano strumenti musicali, arrivava la musica. Dove le distanze sembravano invalicabili, entravano in scena il teatro, il gioco, il sorriso.
Non fu una fuga verso l’Africa, ma un viaggio pensato fin dall’inizio per tornare diversi. In Burkina Faso gli artisti entrarono con lo sguardo di chi non pretende di insegnare, ma vuole prima di tutto ascoltare, capire, condividere.
Ed è forse questo il filo più resistente rimasto dopo ventisette anni: la convinzione che la pace non sia soltanto una parola da pronunciare, ma una strada da percorrere.
Il racconto continuerà sabato 12 settembre, dalle 16, a Palazzo Carloni, con un pomeriggio e una serata aperti a tutti tra festa, cena, musica e teatro. Un’altra occasione per ritrovarsi e condividere storie, suoni e sapori, nello stesso spirito con cui, nel 1999, un vecchio pullman lasciò Perugia e prese la strada dell’Africa.
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