
di GILBERTO SCALABRINI
Assisi, 11 sett. 2026 – È morto Fausto Belia, giornalista di lungo corso, per molti anni all’ANSA e corrispondente dell’agenzia da Parigi.Aveva 75 anni. Era una firma preparata e rigorosa, ma soprattutto un professionista ricordato da colleghi e amici per la grande umanità e per quella capacità, sempre più rara, di mettere esperienza e competenza al servizio degli altri.
Negli ultimi anni Belia aveva continuato a vivere il giornalismo accanto al Sacro Convento di Assisi, collaborando con la Sala Stampa e con la redazione del mensile “San Francesco Patrono d’Italia”. Proprio dal Sacro Convento arriva oggi un ricordo carico di gratitudine, che racconta non soltanto il professionista, ma anche l’uomo e il maestro che ha accompagnato la crescita di molti giovani giornalisti.
«Ci sono persone che, nel corso della propria vita professionale, lasciano un segno che va oltre il lavoro svolto e gli incarichi ricoperti. Fausto Belia è stato una di queste».
Una carriera lunga, costruita sul campo, attraversata con rigore e con una profonda conoscenza del mestiere. Gli anni trascorsi come corrispondente dell’ANSA da Parigi avevano fatto di Belia un giornalista di grande esperienza. Un patrimonio che, ricordano dal Sacro Convento, non ha mai custodito gelosamente.
Al contrario, lo metteva a disposizione degli altri con naturalezza e discrezione.
«Fausto ha contribuito in maniera importante alla crescita dell’ufficio stampa del Sacro Convento e della redazione di San Francesco Patrono d’Italia. Per noi, che allora eravamo giovani giornalisti, è stato molto più di un collaboratore prezioso: è stato un punto di riferimento, un insegnante capace di accompagnare senza mai imporsi, di consigliare senza mai far pesare la propria autorevolezza».
Era questo, forse, uno dei tratti che maggiormente lo distinguevano. La lunga esperienza avrebbe potuto creare distanza. Accadeva invece il contrario. Belia sapeva stare accanto ai colleghi, suggerire una prospettiva, indicare una strada, aiutare a trovare la parola giusta senza sostituirsi mai a chi aveva davanti.
Insegnava soprattutto con il proprio modo di lavorare: attenzione ai fatti, rispetto per il lettore, serietà nella verifica delle notizie. E quella discrezione che appartiene spesso a chi non ha bisogno di esibire la propria competenza.
«Nel tempo molti di noi hanno imparato qualcosa da lui: l’attenzione ai fatti, il rispetto per il lettore, la serietà del lavoro giornalistico. Ma forse abbiamo imparato anche qualcosa di più difficile da insegnare: che la professionalità acquista il suo significato più autentico quando diventa un dono condiviso».
Con la morte di Fausto Belia il giornalismo perde dunque non soltanto un professionista di esperienza, ma una figura capace di lasciare una traccia nelle persone con cui aveva lavorato.
«Oggi che Fausto non c’è più, resta il ricordo di un collega e di un maestro. Resta la gratitudine per tutto ciò che ha fatto e per ciò che ha rappresentato nella storia della nostra redazione. E resta, soprattutto, la consapevolezza che alcune persone continuano a vivere nel lavoro e nelle parole di coloro che hanno aiutato a
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