
di GILBERTO SCALABRINI
Foligno, 30 novembre 2025 – Sui monti l’inverno è già arrivato in silenzio. La neve, decisa come una mano che cala un sipario bianco, avvolge le cime; l’aria fredda scivola giù verso la valle con il taglio netto di un respiro che punge. Mancano 25 giorni a Natale, ma quel richiamo antico – sottile, ipnotico – è già ovunque.

La città, da giorni, ha ceduto senza resistenze alla tentazione dell’anticipo. Luci, ghirlande, vetrine accese troppo presto si insinuano negli ultimi pomeriggi brevi di novembre, portando una promessa luminosa che sembra far vibrare anche i passanti più distratti. Le vetrine, impazienti come bambini incapaci di aspettare, provano a strappare all’autunno gli ultimi profumi di caldarroste per far posto a panettoni, decorazioni e riflessi che luccicano come piccoli fuochi d’artificio.

Ieri sera, in Largo Carducci, è stato acceso anche l’albero, alla presenza del sindaco Zuccarini e del Presidente della Confcommercio Amoni. Intanto, i vetri dei negozi, gli abeti carichi di addobbi e Babbi Natale sono immersi in scenografie sospese e raccontano storie di neve e desideri ancora inconfessati. In piazza Matteotti la pista del ghiaccio attira sempre di più giovani e meno giovani.

E in questa luce anticipata, le famiglie hanno già iniziato la corsa ai regali: i bambini con le idee chiarissime, pronti a consegnare la loro letterina; i nonni – come la signora Adele, che sospira ricordando il Natale “di una volta” – nostalgici di un’attesa più lenta, quando la festa arrivava soltanto al momento giusto.
Per capire cosa sognano oggi i ragazzi, entriamo nel negozio “La Città del Sole”. Tra scaffali colorati ci accoglie Ines, che sorride mentre sistema una piccola Terra sospesa nel vuoto. «Quest’anno vanno fortissimo i giochi scientifici e tecnologici» racconta. «I bambini vogliono capire come funziona il mondo: gravità, magnetismo, il cielo».
A pochi passi, un paesaggio di sabbia in movimento crea forme irripetibili, quasi un deserto vivo. Intorno, telescopi, bussole, kit per esploratori in erba. Per i più piccoli ci sono i giochi che imitano i gesti degli adulti: carrettini, barche in tela, mini banchi da lavoro. Dai sei anni in su, l’universo del gioco si spalanca: costruzioni STEM, calcetti, orologi da montare, pianole flessibili, tablet luminosi, perfino metal detector per piccole cacce al tesoro.

Dai nove ai quattordici anni il gioco diventa avventura condivisa: esperimenti scientifici, giochi di società, laboratori creativi. Poi arriva la tecnologia che conquista tutti: robot, mani cibernetiche, elicotteri e mini droni. Questi ultimi spopolano: hanno sensori che evitano gli ostacoli e un comando da polso che risponde ai movimenti della mano. È proprio un mini drone il regalo che Giuseppe, medico del San Giovanni Battista, ha deciso di mettere sotto l’albero per suo figlio. «Lo prenderò perché passa troppo tempo sul telefonino» spiega. «Questo, almeno, lo farà guardare il cielo. E magari ne beneficerà anche la schiena».

Per chi ama sfogliare pagine che diventano esperienze, ecco un libro pop-up capace di far scattare la meraviglia a ogni apertura: le macchine di Leonardo da Vinci si sollevano come piccole architetture di carta, nate da note e intuizioni del genio toscano. È un viaggio dentro il laboratorio visionario di un uomo che guardava avanti di secoli, e che oggi torna a parlarci attraverso ingranaggi di carta che sembrano respirare del suo stesso spirito inquieto e rivoluzionario.
Intanto fuori, le luci continuano a brillare sui marciapiedi del novembre che si chiude. E sembra quasi che ogni scintilla anticipata, ogni desiderio già sussurrato, sia un modo per ricordarci che, a volte, l’attesa è già una festa.
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