
di GILBERTO SCALABRINI
Foligno, 4 marzo 2026 – Sette anni sotto accusa, con l’ombra pesante di aver esercitato poteri che – secondo l’accusa – non avrebbero avuto. Sette anni di udienze, carte, testimonianze. Poi la parola che chiude tutto: assolti perché il fatto non sussiste. (Nella foto, l’avvocato Guido Bacino che ha difeso, con il collega Alessandro Accardi le guardie zoofile)
Il Tribunale di Spoleto, presieduto dal giudice Teresa Grano, ha pronunciato la formula piena nei confronti di cinque guardie giurate volontarie del WWF di Foligno, finite a processo dopo la denuncia di un’Associazione di cacciatori. L’accusa era netta: aver elevato verbali per violazioni amministrative senza il titolo abilitativo valido nella provincia di Perugia, esercitando – di fatto – funzioni proprie di un pubblico ufficiale senza averne il potere.
Una contestazione pesante, che configurava l’ipotesi di usurpazione di potere. Ma per il collegio giudicante quel presupposto giuridico non c’è mai stato.
La vicenda affonda le radici in una serie di controlli venatori che avevano portato all’elevazione di contravvenzioni i cui proventi sono stati regolarmente incassati dallo Stato. Le guardie, secondo la difesa, operavano in forza di un decreto provinciale prima e di un decreto prefettizio poi, in vigore dal 1992. Un punto centrale del processo, tanto che a testimoniare è stato chiamato anche l’ex Prefetto di Perugia, che ha confermato l’esistenza e la validità del provvedimento.
È proprio quel decreto a riconoscere alle guardie giurate del WWF la possibilità di agire “per la prevenzione e repressione” in materia di protezione degli animali e difesa del patrimonio zootecnico. Un fondamento normativo che, secondo i difensori Guido Bacino e Alessandro Accardi, entrambi del foro di Spoleto, ha sempre legittimato l’operato dei loro assistiti anche nell’ambito di attività riconducibili alla polizia giudiziaria.
«Questa vicenda si chiude in maniera positiva – ha commentato l’avvocato Bacino –. Si trattava di guardie che avevano già elevato contravvenzioni, i cui proventi sono stati incassati dallo Stato, ed erano state delegate anche dalle Procure a compiere sequestri di fucili. Operavano sulla base di un decreto esistente e pienamente valido».
Di diverso avviso l’accusa, che ha sostenuto per anni l’assenza di un potere idoneo a legittimare il titolo di agenti o ufficiali di polizia giudiziaria. Le indagini erano state condotte dai Carabinieri forestali.
La sentenza è oggi irrevocabile: l’Associazione dei cacciatori non ha proposto opposizione. Cala così il sipario su una vicenda che, oltre al piano giudiziario, ha avuto un forte impatto umano. Gli imputati, in questi sette anni, hanno scelto il silenzio, affidandosi al lavoro della magistratura e dichiarandosi sempre estranei alle accuse. Nel frattempo, i cacciatori sanzionati avevano avanzato anche richieste di risarcimento danni, convinti dell’illegittimità dei verbali.
Dal WWF parlano di “soddisfazione” e rivendicano il lavoro quotidiano svolto da donne e uomini che operano a titolo gratuito, con dedizione e nel rispetto delle regole, al servizio dell’ambiente e della collettività.
Le guardie, fanno sapere dall’associazione, continueranno a svolgere il loro ruolo con serietà e trasparenza. Con una certezza in più: quella scritta nero su bianco in una sentenza che mette fine a sette anni di accuse e restituisce piena legittimità al loro operato.
(Dal Corriere dell’Umbria)
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