Dai cavalli scelti pochi giorni prima agli anelli appesi a un bastone per allenarsi: Mario Margasini, 86 anni, ex cavaliere dell’Ammanniti e padre del plurivittorioso Paolo, riapre l’album della giostra degli anni Sessanta. «Noi eravamo improvvisati, oggi cavalli e cavalieri sono atleti veri». E racconta quella Foligno in cui il rione era prima di tutto una famiglia

Intervista di GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 10 sett. 2026 – Ecco di nuovo settembre, a Foligno. Denso di colori, odori e suoni. Sabato prossimo oltre settecento figuranti sfileranno per le vie della città, domenica toccherà alla giostra. Ai nastri di partenza ci saranno nove cavalieri “stranieri” e un solo folignate, Luca Innocenzi.

Mario Margasini in una foto degli anni 1965

Sono cambiati i tempi, non soltanto quelli segnati dal cronometro, ma anche quelli degli ingaggi, della preparazione, del rapporto tra cavaliere e rione. Mario Margasini, padre del plurivittorioso Paolo, racconta un’altra Quintana: quella degli anni Sessanta, quando c’erano cavalieri improvvisati e il cavallo con cui correre poteva essere scelto perfino due o tre giorni prima della sfida.

Un cuore da pulcino e un carattere di ferro. Mario Margasini è fatto così: l’aspetto mite, quasi disarmante, e dentro la tempra di chi ha attraversato la Quintana quando il colore dei rioni si mescolava alla polvere delle stalle, al sudore dei cavalli e a una Foligno che viveva la giostra come cronaca quotidiana prima ancora che spettacolo. Ha 86 anni, cammina spedito e basta nominare la Quintana perché le parole prendano il galoppo.

Mario Margasini mentre corre sull’otto della pista del campo de li giochi

Ex cavaliere dell’Ammanniti, corse dal 1960 al 1975. «Le mie Quintane erano quelle in cui si dava il meglio senza prove e senza allenamenti. Spesso i cavalli venivano scelti tre giorni prima. Una volta corsi con un cavallo del carrettiere Scolagnocchi, usato per trasportare la breccia del fiume nei cantieri. Lo presi una settimana prima e gli diedi un po’ di biada al posto del solito fieno. Qualche volta ci allenavamo al camposanto vecchio: a un palo della luce legavamo un bastone e lì appendevamo gli anelli. Per me, Paolo Giusti e Marcello Formica quello era l’allenamento».

La Quintana più bella? «Quella del debutto, nel 1960, quando la giostra andò a Roma per le Olimpiadi. Mi scelse il priore Carlino Suardi. Vinse Marcello Formica, io arrivai secondo in sella a Stellina perché mancai un anello. La medaglia d’argento la conservo ancora».

Poi il racconto si fa più intimo. «Il rapporto con il rione era qualcosa di magico, solidale. Mi sono sempre sentito dentro una famiglia. Il giorno della giostra avevo un’ansia tremenda e spesso sbagliavo proprio per l’emozione».

Oggi, dice guardando le foto appese in casa, è un altro mondo. «Il gioco rasenta la perfezione. I purosangue sono Ferrari a quattro zampe rispetto alle nostre Cinquecento. Cavalli e cavalieri sono atleti veri, si allenano tutto l’anno, i tempi si sono abbassati incredibilmente. Noi eravamo improvvisati. E oggi c’è l’ingaggio del cavaliere: ai miei tempi, invece, ci rimettevo anche dei soldi».

L’ultima Quintana la corse nel 1975. «Non dovevo nemmeno partecipare. Mi chiamarono all’ultimo momento per sostituire Silvio Pelliccia, che si era infortunato. Con Furia arrivai secondo e per la prima volta presi tutti e nove gli anelli».

Paolo, il figlip di Mario Margasini, plurivittorioso non solo a Foligno ma anche in altre giostre d’Italia

Poi entra in scena Paolo, il figlio dei dodici Palii. E Mario torna padre. «Sono nato in mezzo ai cavalli e questa passione gliel’ho trasmessa. Ma io e mia moglie, recentemente scomparsa, non abbiamo mai assistito a una sua Quintana. La tensione era troppo forte. Arrivavamo a piedi quando era tutto finito e aspettavamo che uscisse dallo stadio, magari portato in trionfo».

È forse qui che il racconto chiude il cerchio. Dietro i capelli bianchi e il sorriso bonario, Mario custodisce ancora il ragazzo che correva tra cavalli, polvere e anelli appesi a un bastone. E mentre Foligno si prepara a un’altra Quintana, la sua memoria ricorda quanto lontano abbia corso la giostra per diventare quella di oggi.

 

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