
A dieci anni dal sisma, restituiti alle comunità i due nosocomi. Tra inaugurazioni e cantieri aperti, i sindaci chiedono meno burocrazia per accelerare la ricostruzione e il ritorno a casa
Dall’inviato GILBERTO SCALABRINI
Norcia, 31 ott. 2026 – Due ospedali restituiti alle comunità, dieci anni dopo la scossa che li aveva resi inagibili. A Norcia e Cascia il giorno della memoria ha avuto il segno concreto della cura: la riapertura dell’ospedale civico nursino e l’inaugurazione del nuovo Santa Rita hanno scandito ieri la giornata promossa dalla Regione Umbria.
«L’apertura di questi due nuovi presidi ospedalieri – ha affermato il direttore generale dell’Usl Umbria 2 Roberto Noto – rappresenta un traguardo importante per la sanità della Valnerina».

Alla cura si è accompagnata la memoria. A Norcia, una donna si rivolge al sindaco Boccanera: «Questa esperienza deve spingere tutti, non solo i politici, ad essere coerenti quando si costruisce e si investe nella sicurezza del territorio, perché quella è la cosa più importante».

Un richiamo alla responsabilità condivisa. Dai sindaci del cratere è arrivata la richiesta di procedure più snelle per accelerare i lavori e il rientro dei residenti. Il decennale ha accostato traguardi e attese.
Alle nove, il taglio del nastro all’ospedale di Norcia ha riunito la presidente della Regione Stefania Proietti, il prefetto di Perugia Paolo Canaparo, il commissario straordinario di Governo Guido Castelli, il sindaco Giuliano Boccanera, Noto e Simona Marchesi dirigente del distretto.
Durante la visita, un applauso spontaneo ha salutato il medico più giovane: Marco Proietti Romoli, ventotto anni, di Montefalco, laureato a ventisei anni. Proietti ne ha sottolineato la passione, condivisa con gli altri operatori, molti dei quali arrivano da fuori Norcia.

L’intervento, costato 15 milioni di euro, ha interessato soprattutto l’ex convento francescano del Quattrocento, trasformato in ospedale nel Novecento. Scoperte le lunette con gli affreschi, coperte da intanaci nei secoli passati per le epidemie. I servizi saranno riuniti accanto alla Casa di Comunità.

Il presidio, configurato come ospedale di zona disagiata, comprenderà Pronto soccorso integrato, radiologia, Medicina con 14 posti letto, un posto letto di Day Surgery e cinque postazioni per la dialisi, per curare i pazienti fragili senza trasferimenti. In radiologia si attende una Tac di ultima generazione, che sarà donata dal Kuwait.
Dalla sanità, il confronto si è allargato alla ricostruzione. Boccanera ha indicato intorno al sessanta per cento l’avanzamento di quella pesante e tra il cinquanta e il sessanta per cento quello delle opere pubbliche. Ha ricordato il Palazzo comunale del XIII secolo, restituito alla comunità e sostenuto da 316 isolatori sismici. A Castelluccio, ancora un grande cantiere, il borgo sarà ricostruito su piastre d’acciaio poggiate su ammortizzatori sismici. Oltre i lavori, la sfida è la candidatura di Norcia a capitale europea della cultura per il 2033.

Al Digipass, immagini e pagine hanno ripercorso il decennio: il video «Valnerina 2016-2026. La forza delle radici», di Promovideo Media Communication, e il volume «La terra, la comunità, la rinascita. Umbria 2016-2026. A dieci anni dal terremoto», presentato dai curatori Gianluca Fagotti, Alfiero Moretti e Diego Zurli.

Poi l’anteprima di «Oro e Terra. Il Rinascimento della Valnerina» e l’inaugurazione della mostra nel Palazzo comunale. Promossa dal Ministero della Cultura e organizzata dalle Soprintendenze dell’Umbria con Virart Odv, è stata presentata dai curatori Francesca Valentini, Caterina Fontanella e Alessandro Delpriori e dalla presidente dell’associazione Agnese Mancini, con le conclusioni di Proietti.
A chiudere gli appuntamenti nursini, alle 17, la preghiera vespertina nella basilica di San Benedetto, con i monaci guidati dall’abate dom Benedetto Nivakoff, l’arcivescovo Renato Boccardo e il cardinale Gualtiero Bassetti.
Il percorso istituzionale aveva intanto toccato, nel primo pomeriggio, i cantieri della piazza di Preci e dell’abbazia di Sant’Eutizio. Il sindaco Massimo Messi ha indicato nel cinquanta per cento gli edifici ristrutturati, stimando in altri dieci anni il completamento del paese. Nelle abitazioni d’emergenza vivono ancora 150 persone; tra quanti si sono trasferiti resta il desiderio di tornare. Da qui la richiesta di meno burocrazia e maggiori responsabilità ai sindaci.

A Cascia, all’inaugurazione del Santa Rita erano presenti Proietti, il sindaco Mario De Carolis, Noto, gli ingegneri Soccodato (Commissario Straordinario del Governo per importanti opere pubbliche e emergenze in Italia) e Fagotti. Presente anche la madre badessa delle Agostiniane. Completato in circa tre anni, l’ospedale ha sostituito il vecchio edificio, costruito sessantaquattro anni fa e demolito.

Il largo antistante è stato intitolato al dottor Angelo Gentili, medico di Leonessa, caro alla comunità. A onorarne la memoria c’erano anche gli alpini dell’ANA di Leonessa, con la penna nera sul cappello.

L’ex RSA, convertita in Ospedale di Comunità, porterà i posti letto da dieci a venti; resteranno venti quelli per la riabilitazione. L’edificio, su tre piani di circa mille metri quadrati ciascuno, poggia su trentacinque isolatori sismici e rientra nella classe d’uso IV, prevista per gli edifici strategici. Sistemi di isolamento che l’ingegner Gianluca Fagotti ha indicato come modelli da esportare in Europa.

De Carolis ha ricordato che la ricostruzione ha interessato circa il novanta per cento delle strutture danneggiate. Le vecchie scuole hanno lasciato posto a un unico complesso moderno e sicuro; il turismo, legato soprattutto al santuario, è tornato vicino ai livelli precedenti al sisma.
Musica e solidarietà nel programma del Comune con l’Aeronautica Militare e la Fondazione Francesca Rava: la Fanfara della 1ª Regione Aerea e la presentazione di «Ti cercherò per sempre» di Claudio Guerrini, dedicato ai venticinque anni della Fondazione, con prefazione di Luciano Fontana. Alle 21, in piazza San Francesco, gli Istentales di Nuoro hanno ricordato «Sa paradura», il dono delle pecore con cui i pastori sardi aiutarono gli allevatori a ripartire.
Dagli ospedali a Sant’Eutizio, fino al gregge arrivato dalla Sardegna: i segni della rinascita di una terra ferita. Nelle parole della donna incontrata a Norcia, l’impegno per tutti: fare del ricordo una responsabilità, ogni volta che si torna a costruire.
(Dal Corriere dell’Umbria)
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