
dall’inviato GILBERTO SCALABRINI
Assisi – Montefalco, 20 nov. 2025 – Sotto un cielo grigio e una pioggia sottile che bagnava i campi attorno a Bastia Umbra, l’elicottero del Papa è atterrato alle 8.35, quasi in punta di piedi. Robert Francis Prevost, Papa Leone XIV, ha iniziato così una giornata che, nonostante il maltempo, ha riempito l’Umbria di attesa e commozione. Prima tappa: la basilica inferiore di Assisi. Lì, accolto dai frati del Sacro Convento, si è raccolto in solitudine davanti alla tomba del Poverello.

«È una benedizione venire qui oggi», ha confidato a braccio, quasi sussurrando nella penombra della cripta. Gli 800 anni dalla morte di San Francesco si avvicinano, «un tempo per prepararci a celebrare l’umile e povero santo mentre il mondo cerca segni di speranza».
Poi Montefalco, dove ha pregato con le monache agostiniane. «L’Umbria è terra di santi», ha ricordato ai giornalisti, sottolineando il valore di questi luoghi dove «si respira un clima di santità» e invitando tutti a riscoprire la dimensione spirituale, «perché è importante cercare momenti come questi».

La sua è stata una visita breve, intensa, ma carica di promesse: come quella fatta ai frati di Assisi. «Tornerò nel 2026», ha assicurato, in occasione delle celebrazioni francescane. «Ci ha detto che veniva spesso qui per trovare pace – ha raccontato fra Luca di Pasquale – e che oggi era felice di essere tornato “vestito di bianco”». Poco dopo, insieme al custode fra Marco Moroni e fra Giulio Cesareo, i frati hanno intonato l’antico Salve sancte pater, accompagnando il Pontefice in un momento di grande emozione.
Leone XIV ha invitato i religiosi a continuare la preparazione al grande anniversario francescano: «San Francesco, nella sua piccolezza, è un grande distributore del Vangelo. Continuate la sua missione di testimonianza, speranza, fraternità e pace».
Dalla città del santo il Papa si è poi diretto alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove ha chiuso i lavori dell’assemblea nazionale della CEI. Pochi fedeli, sfidando la pioggia, lo hanno salutato al passaggio dell’auto. Ai vescovi, a porte chiuse, il Papa ha parlato per una mezz’ora dei nodi centrali del presente ecclesiale: le fratture sociali, i linguaggi di ostilità che alimentano violenza, «la corsa all’efficienza» che esclude i fragili, «l’onnipotenza tecnologica» che soffoca la libertà, e quella solitudine che «consuma la speranza».

Ha poi indicato le coordinate della Chiesa italiana: «annuncio del Messaggio di salvezza, costruzione della pace, promozione della dignità umana, cultura del dialogo». E un obiettivo chiaro: far crescere «un autentico spirito sinodale tra le Chiese del nostro paese». Sul piano organizzativo ha invitato a «non tornare indietro» sul tema dell’accorpamento delle diocesi, chiedendo «discernimento» per risolvere le criticità di quelle più piccole e con poche risorse. Ha chiesto inoltre una partecipazione più ampia nella consultazione per la scelta dei nuovi vescovi, e ribadito la regola del limite dei 75 anni, con eventuali proroghe solo per i cardinali.
Tra i temi affrontati anche l’urgenza di «promuovere un umanesimo integrale» capace di incidere nel dibattito pubblico, la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione degli abusi e, non ultimo, la sfida del digitale: «La pastorale non può limitarsi a usare i media – ha detto – ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda nella moltiplicazione delle connessioni».

Dopo aver salutato i fedeli radunati davanti alla Basilica, Leone XIV è tornato in elicottero a Montefalco, dove ha incontrato ancora una volta le monache agostiniane, pranzato con loro e celebrato la messa. Le sorelle hanno parlato di «gioia, semplicità, amicizia, familiarità». Ad accoglierlo anche sindaco e vicesindaco, e soprattutto tanti bambini delle scuole medie, usciti prima per vederlo passare dietro le transenne.
Al fianco del Papa anche monsignor Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra. Per tutti, ora, resta un appuntamento inciso a fuoco: il 2026, l’anno del ritorno del Papa e dell’anniversario che l’Umbria attende da secoli.
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