
Applausi e emozioni: i piccoli grandi attori della scuola primaria di San Giuseppe accendono il Natale portando in scena una fiaba semplice ma potente, che insegna a non erigere muri tra noi e gli altri
Servizio di GILBERTO SCALABRINI
FOLIGNO, 12 DIC. 2025 – Le luci si abbassano, il brusio si spegne lentamente. Nell’Auditorium della scuola media Gentile da Foligno, gremito fino all’ultimo posto da genitori, nonni ed ex alunni, l’attesa ha il sapore delle grandi occasioni. Poi il sipario ideale si apre e, in un attimo, la cronaca di una recita scolastica diventa racconto, emozione condivisa, piccolo rito collettivo.

“Il Gigante egoista” è il titolo dello spettacolo che gli alunni della Scuola primaria di San Giuseppe hanno portato in scena, trasformando una fiaba senza tempo in un’esperienza viva, pulsante. Una storia semplice e potente, che insegna a non erigere muri tra noi e gli altri, tra chi ci vive accanto ogni giorno. E così, scena dopo scena, anche il gigante dal cuore duro come un macigno impara ad aprirsi, lasciando filtrare quella luce capace di restituire senso alle parole più essenziali: io vivo.
Il racconto, scritto e diretto dalla dirigente scolastica, la dott.ssa Anna Rita Benincampi, è stato proposto come recita di Natale, intrecciando il linguaggio della fiaba a un messaggio universale, suggellato dal pensiero di Gandhi: «Il giorno in cui il potere dell’amore supererà l’amore per il potere, il mondo potrà scoprire la pace».
E sul parterre, a dare corpo e voce a tutto questo, ci sono loro: i piccoli attori. Bravi, sorprendenti, talentosi, espressivi. Recitano, danzano, cantano con una naturalezza che spiazza e conquista. Anche i più piccoli, gli alunni delle classi prime, affrontano ruoli complessi con sicurezza e autenticità, portando in scena freschezza e vitalità. Viene spontaneo pensare alle parole di Stanislavskij: «Non ci sono piccoli ruoli, ci sono solo piccoli attori». Qui, di piccoli, non ce n’è nemmeno uno.

I costumi – ispirati agli alberi, ai fiori, agli animali – colorano la scena e amplificano la dimensione simbolica del racconto. La scenografia accompagna senza sovrastare, mentre le musiche, curate da Emanuele Servi, diventano un filo emotivo continuo.

La colonna sonora prende vita dal vivo grazie al violino di Francesco Cherubini, ex allievo della scuola e oggi studente universitario, e alla chitarra del maestro di musica Angelo Bornaghi, che firma anche il disegno luci. A dirigere il coro, con sensibilità e precisione, la moglie di Bornaghi, Antonella.
Applausi a scena aperta accompagnano anche il secondo atto, dedicato alla Natività, ispirata al presepe di Greccio di San Francesco. I piccoli grandi attori indossano il saio di juta e, con gesti essenziali e sguardi intensi, restituiscono tutta la forza di una rappresentazione che parla di umiltà, accoglienza, speranza.

Infine è arrivato Babbo Natale con tanti regali per tutti i bambini. Quando tutto è finito, restano gli applausi lunghi, sinceri. Ma soprattutto resta la sensazione che, almeno per una sera, una comunità intera abbia imparato qualcosa di prezioso dai suoi bambini. E non è poco.
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