Perugia, 17 dic. 2025 – C’è un valore che non si misura solo in milioni di euro, ma in visione, fiducia e futuro condiviso, dietro l’accordo siglato ieri tra tre eccellenze umbre dell’aerospazio e Leonardo, il gigante a controllo pubblico della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Un’intesa che parla di radici e di orizzonti, di territorio e competizione globale. Non a caso il programma porta un nome che è già una dichiarazione d’intenti: “Crescere insieme”.

La firma è arrivata a Palazzo Donini, alla presenza dei vertici della Regione, di Confindustria Umbria, delle tre aziende coinvolte e della divisione elicotteri di Leonardo. Ed è proprio il volo verticale, quello degli elicotteri civili, il cuore pulsante di un progetto che, secondo quanto emerso a margine della presentazione, vale circa 2 milioni di euro nella fase iniziale e punta a generare, a regime, fino a 20 milioni di ricavi.

Ma il dato economico è solo una parte del racconto. La vera posta in gioco è strategica: costruire e rafforzare una filiera nazionale del volo verticale, riportando in Italia una fetta dei quasi 2 miliardi di euro di forniture che oggi Leonardo è costretta ad acquistare all’estero. Un cambio di rotta che passa anche dall’Umbria.

Sono tre le aziende chiamate a giocare questa partita: Umbra Group, Meccanotecnica Umbra e Fucine Umbre. Umbra Group entrerà per la prima volta nel settore elicotteristico con la produzione di nuovi cuscinetti per le trasmissioni, frutto di investimenti mirati in macchinari capaci di realizzare componenti più piccoli e sofisticati di quelli finora prodotti. Meccanotecnica Umbra, già fornitore di Leonardo, realizzerà tenute meccaniche idrodinamiche destinate alle trasmissioni, oggi acquistate all’estero. Fucine Umbre garantirà invece semilavorati in acciaio, alluminio e titanio, base indispensabile per la successiva lavorazione dei componenti finiti, anche questi finora in gran parte importati.

Un accordo che guarda lontano e che promette ricadute ben oltre i bilanci aziendali: trasferimento tecnologico, nuove competenze, aperture verso mercati finora inaccessibili e benefici diffusi per l’intero cluster dell’aerospazio e per altre realtà produttive del territorio. Non è un caso se l’Umbria emerge come una delle regioni più dinamiche in un processo di selezione definito dall’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti «incalzante, profondo ed esigente». Su 700 imprese analizzate in dieci regioni, solo 150 sono state giudicate idonee. E tra i 12 accordi già chiusi a livello nazionale – che diventeranno 50 entro il 2027 – l’Umbria è quella che può vantare il maggior numero di aziende coinvolte.

Il modello è chiaro: Leonardo si impegna a coprire i costi di certificazione, a sostenere lo sviluppo tecnologico, il collaudo e a garantire l’acquisto dei prodotti; gli investimenti industriali restano in capo alle imprese. «Non facciamo beneficenza – ha chiarito senza giri di parole Gian Piero Cutillo, direttore generale della divisione elicotteri di Leonardo – investiamo perché ci aspettiamo un ritorno. Qui ci sono competenze importanti che faranno crescere Leonardo». Parole nette, accompagnate da un riconoscimento forte: «Le tre aziende umbre sono un esempio splendido, un segno della vivacità della regione. Dobbiamo competere con 4-5 grandi player globali e per farlo abbiamo bisogno di filiere solide. Ci piace pensare che questo sia solo l’inizio».

Un sentimento condiviso anche dal presidente del cluster umbro dell’aerospazio, Daniele Tonti, che ha parlato di «un giorno di felicità e orgoglio», auspicando un dialogo sempre più stretto con la Regione su innovazione e ricerca. «Questo è un punto di partenza – ha detto – e ci sono già interlocuzioni con altri soggetti».

Per la presidente della Regione, Stefania Proietti, l’accordo rappresenta «un pezzetto fondamentale del futuro dell’Umbria». In un contesto segnato da incertezze economiche e geopolitiche, «programmi come questo possono fare la differenza». Da qui l’appello a investire di più nei dottorati di ricerca legati alle imprese e l’immagine, quasi simbolica, di un’Umbria «con tanti santi, qualche problema infrastrutturale su cui stiamo lavorando, ma capace di volare in alto».

E proprio al futuro guarda anche De Rebotti, che vede nell’intesa un possibile volano tecnologico per l’intera filiera. La Regione, ha spiegato, è al lavoro sulla riprogrammazione dei fondi europei: «È finita la stagione della distribuzione a pioggia. Vanno sostenuti e valorizzati i progetti più importanti».

In fondo, è questo il senso profondo dell’accordo: meno frammentazione, più visione. Meno dipendenza dall’estero, più capacità di fare sistema. E un’Umbria che, partendo dalle sue fabbriche e dalle sue competenze, prova davvero a prendere quota.

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