
di GILBERTO SCALABRINI
Foligno, 15 gen. 2026 – Tra le maschere che si rincorrono nelle calli, tra i velluti che frusciano sotto i portici e gli sguardi nascosti dietro pizzi e volti di cartapesta, c’è anche un pezzo di Foligno che cammina sul palcoscenico più teatrale del mondo. Il Carnevale di Venezia, con il suo carico di mistero, storia e seduzione, quest’anno parla anche umbro. E lo fa attraverso ago, filo e passione.

Nel cuore di Foligno, a due passi dal corso, in via Antonio Rutili, una porta a vetri racconta già tutto. Basta rallentare il passo e gettare uno sguardo dentro il laboratorio di sartoria di Daniela Agostinelli per capire che lì non si cuce solo stoffa, ma tempo. Sul manichino prende forma un nuovo abito d’epoca, destinato a brillare tra piazza San Marco e le calli veneziane. Quello dell’anno scorso è già tornato a riposare in un vecchio armadio: due Carnevali sono bastati, ora è tempo di voltare pagina.

Daniela è un’artigiana nel senso più pieno del termine. Mani esperte, occhi che cercano il dettaglio giusto, una pazienza che profuma di dedizione. «Cucio da quando ero bambina – racconta – e ho un amore profondo per i costumi della Quintana. Quando andrò in pensione voglio dedicarmi completamente agli abiti barocchi». Intanto, da quattro anni, Venezia è diventata una tappa fissa. La scelta del costume nasce sempre da una ricerca accurata: libri di storia, iconografie del Settecento, modelli da reinterpretare con rigore filologico e sensibilità estetica.
Il nuovo abito è un concentrato di eleganza e lavoro certosino: tessuto damascato color argento, piccoli fiori rosa e celesti, pizzi, passamanerie, strass, bottoni. Nulla è lasciato al caso. «All’inizio era previsto un altro colore – spiega – poi ho cambiato idea. Modifico, aggiusto, cerco guarnizioni anche fuori città. È un lavoro che richiede almeno una settimana, e tanta, tantissima pazienza.. ma quando sarà finito sarà stupendo».

Accanto a lei, anche questa volta, ci sarà il marito Francesco Olivieri. Nobile pure lui, almeno per Carnevale. Il suo vestito lo ha confezionato Daniela lo scorso anno; per uno nuovo bisognerà attendere il 2027. A Venezia arriveranno insieme, negli ultimi tre giorni della festa, quando la città si prepara al silenzio della Quaresima. «Quest’anno il Carnevale è breve – osserva Daniela – il 18 febbraio sono le Ceneri. Ma per noi resta una “quinta stagione”. O lo ami o non lo ami. E chi lo ama, lo porta dentro».
Alla domanda sul perché di questa scelta, Daniela allarga le braccia e sorride. «È un’atmosfera unica. Misteriosa, elegante, libera. Indosso la parrucca, la maschera, e mi sento in viaggio nel tempo. Non è una semplice festa, è una celebrazione della vita. Camminiamo per le strade strette di Venezia, tra bandiere, luci, energia. Non so nemmeno come farò con questo abito, è molto largo… ma fa parte del gioco». Sotto la maschera, ognuno può essere ciò che vuole. E Daniela, pur innamorata della magia veneziana, non nasconde un altro amore: «Resto profondamente legata anche alla nostra Quintana per i suoi meravigliosi costumi».
E quando le luci si spegneranno, le maschere torneranno nei bauli e Venezia riprenderà il suo respiro quotidiano, quell’abito nato in una piccola sartoria di Foligno avrà già fatto il suo viaggio. Perché il Carnevale passa, ma la passione e l’orgoglio artigiano restano. Cuciti punto dopo punto, come le storie che sanno attraversare il tempo senza bisogno di togliersi la maschera.
(Dal Corriere dell’Umbria)
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