Il Priore ripercorre il lavoro silenzioso che accompagna tutto l’anno l’Agosto Montefalchese, tra volontariato, senso di appartenenza e ricordi indelebili come la conquista del Falco d’Oro nel 2005. E guarda alle nuove generazioni: «Custodire la nostra storia, ma avere il coraggio di innovare»

Dal nostro inviato GILBERTO SCALABRINI

Montefalco, 7 agosto 2026 – L’Agosto Montefalchese non è soltanto una festa. È un anno intero di lavoro silenzioso, di riunioni, di volontari che dedicano il proprio tempo libero, di tradizioni tramandate con orgoglio e di un’intera comunità che, quando arriva l’estate, ritrova la propria identità tra i vicoli e le piazze della città.

Dietro ogni corteo storico, ogni sfida tra i quartieri e ogni momento di convivialità c’è un patrimonio di passione che non compare sul programma ufficiale, ma rappresenta l’anima più autentica della manifestazione.

A custodire questo patrimonio sono i Priori, figure chiamate a guidare i rispettivi quartieri con equilibrio, responsabilità e spirito di appartenenza. Sono loro il punto di riferimento di decine di volontari, il collante di una comunità che vive l’Agosto Montefalchese come un appuntamento irrinunciabile, capace di unire generazioni diverse nel segno della storia e della tradizione.

In questo viaggio alla scoperta dei protagonisti della manifestazione iniziamo dal quartiere di Sant’Agostino. A raccontarne il volto, le emozioni e il lavoro che precede i giorni della festa è il Priore Angelo Santini (nella foto con la dama), che apre le porte del suo quartiere e ripercorre il significato di un incarico vissuto con passione, senso di responsabilità e profondo amore per Montefalco.

Essere un Priore dell’Agosto Montefalchese cosa significa, prima di tutto, sul piano umano?

Per me significa realizzare un sogno coltivato fin da bambino. Guardavo con ammirazione i Priori del passato e speravo che, un giorno, quel ruolo potesse diventare anche il mio. Oggi vivere questa esperienza rappresenta un motivo di grande orgoglio e una responsabilità che sento profondamente.

Quali sono le caratteristiche che rendono unico il suo quartiere rispetto agli altri?

Sant’Agostino è il quartiere della passione. È un sentimento autentico, viscerale, che spesso supera la razionalità e diventa la forza capace di unire le persone in ogni momento dell’anno. Qui l’emozione prevale sul calcolo, nel bene e nel male, alimentando un senso di appartenenza straordinario. È questo legame profondo che rende la nostra comunità così speciale: una passione che non si spegne con la fine della festa, ma continua a vivere ogni giorno attraverso l’impegno, l’affetto e la partecipazione dei quartieranti.

Quanto lavoro c’è dietro pochi giorni di festa?

Dietro l’Agosto Montefalchese c’è un lavoro enorme. Nei giorni che precedono la manifestazione gli impegni si moltiplicano e, nei due mesi prima dell’inizio della festa, il ritmo diventa davvero intenso. La taverna rappresenta soltanto la parte visibile di un’attività che dura tutto l’anno. Negli ultimi dieci anni gli aspetti organizzativi e burocratici sono cresciuti notevolmente e senza il contributo dei tanti volontari, che si dividono compiti e responsabilità, sarebbe impossibile portare avanti un’organizzazione così complessa. La passione, però, riesce a trasformare la fatica in entusiasmo: il tempo scorre senza accorgersene e la stanchezza passa in secondo piano.

Negli ultimi anni come è cambiata la manifestazione?

L’Agosto Montefalchese è cresciuto sotto molti aspetti. Le gare richiedono oggi una preparazione sempre più accurata, l’Ente Fuga del Bove ha dato nuovo impulso all’organizzazione e anche le taverne hanno acquisito un ruolo centrale. Sono autentici gioielli che permettono ai visitatori di immergersi nell’atmosfera della festa e di vivere un’esperienza che difficilmente si percepisce al di fuori dei quartieri.

C’è un ricordo che custodisce nel cuore e che rappresenta l’essenza dell’Agosto Montefalchese?

Le vittorie restano i ricordi più belli, ma una in particolare occupa un posto speciale nel mio cuore: la conquista del Falco d’Oro nel 2005. In quegli anni il quartiere viveva uno dei momenti più alti della sua storia e quel successo rappresentò il coronamento dell’impegno, dell’unità e della passione di un’intera comunità.

Quando lascerà questo incarico, quale immagine dell’Agosto Montefalchese vorrebbe conservare nel cuore e quale eredità spera di lasciare al suo quartiere?

Mi piacerebbe lasciare in eredità i valori che hanno sempre contraddistinto Sant’Agostino: la passione, il senso di appartenenza e la capacità di trasmettere emozioni alle nuove generazioni. Sono gli aneddoti, le storie e i ricordi condivisi a creare quel filo invisibile che unisce chi ha vissuto la storia del quartiere ai ragazzi che oggi ne raccolgono il testimone. Allo stesso tempo, però, credo che i giovani debbano sentirsi liberi di portare idee nuove. Le generazioni cambiano e non possiamo restare ancorati esclusivamente al passato. L’augurio è che sappiano custodire la nostra storia, mantenendone vivi i valori, ma abbiano anche il coraggio di innovare. Solo dall’equilibrio tra memoria e futuro potrà nascere un Sant’Agostino ancora più forte e capace di guardare avanti senza perdere la propria identità.

                                                           PROGRAAMMA

 

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