
D’Antini promuove a Perugia il confronto nazionale sulla parità Retribuzioni, il divario orario italiano è sceso a meno della metà della media Ue. Mencaroni: educazione e formazione per superare i pregiudizi Certificazioni, in Umbria 772 siti e 256 imprese
Perugia, 21 ott. 2026 – Il convegno “L’Italia in chiave di genere” ha riunito alla Camera di Commercio dell’Umbria istituzioni, professioni e imprese per fare il punto sui risultati delle politiche di parità. Promosso dalla Consigliera nazionale Filomena D’Antini con la Consigliera regionale Rosita Garzi, che ha introdotto e condotto i lavori.
D’Antini ha richiamato i risultati della certificazione di genere, dei congedi parentali e degli incentivi all’occupazione femminile. Il presidente Mencaroni ha sottolineato il ruolo dell’educazione; l’assessora Meloni ha collegato collega lavoro, autonomia economica e futuro delle giovani umbre. Il reddito annuo medio da lavoro delle donne in Umbria è di 20.721 euro, contro 27.141 euro per gli uomini. Piandoro ha presentato i dati sulle 19.399 imprese femminili umbre, il 25,2% del totale. Sciamannini ha valorizzato l’impegno del Comitato per l’imprenditoria femminile. Aboca, Tarkett e Sintagma hanno portato le esperienze delle aziende certificate.
Una donna occupata ogni due, o poco più. Ed è un ottimo risultato, visti i livelli da cui si era partiti. Ma la distanza dagli uomini resta ampia. Nel secondo trimestre 2026 il tasso di occupazione femminile fra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 54,8%, contro il 71,9% maschile: 17,1 punti di differenza. In Umbria, nel 2025, il tasso di occupazione femminile era al 63%. Progressi che convivono con un potenziale ancora inutilizzato.
Se ne è discusso a Perugia, alla Camera di Commercio dell’Umbria, nell’incontro “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”.
L’iniziativa è stata promossa dalla Consigliera nazionale di Parità, Filomena D’Antini, in collaborazione con la consigliera di Parità della Regione Umbria Rosita Garzi, che ha condotto i lavori. Con istituzioni, professioni e aziende si è discusso di occupazione, carriere e autonomia economica.
Filomena D’Antini ha indicato nella certificazione della parità di genere uno degli strumenti che stanno incidendo sull’organizzazione aziendale. “Ha stimolato fortemente l’inclusione lavorativa delle donne, soprattutto dal punto di vista degli strumenti di conciliazione vita-lavoro”, ha detto riferendosi alla Uni/PdR 125:2022, la prassi di riferimento sulla parità di genere dell’Ente italiano di normazione. Ha richiamato anche congedi parentali, incentivi alle assunzioni e Reddito di libertà per le donne vittime di violenza.
Sul punto i numeri vanno distinti. Eurostat, per il 2024, registra un divario retributivo orario lordo del 5,2% in Italia, contro l’11,1% nella media dell’Unione europea. Il dato italiano ora è meno della metà della media europea. Ma la paga oraria non dice tutto: in Umbria, secondo il rapporto regionale sul lavoro, nel 2024 il reddito medio annuo da lavoro delle donne era 20.721 euro, contro 27.141 euro per gli uomini. Nel dibattito ha trovato spazio anche la trasparenza salariale, rafforzata dal recepimento italiano della direttiva europea del 2023.
Il presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni ha spostato l’attenzione sulla cultura della parità. Con un riferimento ironico alla maggioranza femminile in famiglia, ha insistito sul peso dell’educazione. “Il lavoro che dobbiamo fare è far capire che l’uomo è come la donna, anzi la donna è come l’uomo, assolutamente uguali”. Capacità e attitudine all’impresa, ha sostenuto, dipendono dalle persone, non dal genere.
L’assessora regionale alle Politiche di genere Simona Meloni ha collegato quelle possibilità a due questioni decisive per l’Umbria: la denatalità e la difficoltà di trattenere i giovani talenti. “Le donne sono mediamente più istruite, sono mediamente più laureate e quindi dobbiamo creare le condizioni anche perché la nostra regione possa crescere”, ha spiegato. Ha richiamato anche il contrasto alla violenza: “Il mondo del lavoro rappresenta anche una chiave di libertà per la donna”. Essenziale anche il reinserimento lavorativo dopo i percorsi di recupero.
Dalle imprese ai siti certificati: il dato aggiornato
Sul fronte delle certificazioni il quadro umbro è stato precisato con i dati aggiornati raccolti per la Camera di Commercio: 772 siti certificati presenti nella regione e 256 imprese certificate secondo la Uni/PdR 125:2022. I siti comprendono unità operative di imprese con sede altrove: non sono 772 aziende umbre. La certificazione riguarda aspetti verificabili, dalle assunzioni alle progressioni di carriera, dalle retribuzioni alle misure per la genitorialità.
A dare una dimensione economica al tema è stata Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di Commercio, con i dati elaborati da StockView-InfoCamere. Nel secondo trimestre 2026 si contavano 19.399 imprese femminili attive in Umbria, pari al 25,2% del totale: 4.785 nell’agricoltura, 4.280 nel commercio, 1.964 nell’alloggio e ristorazione e 1.548 nella manifattura. Le attività femminili incidono per il 42% nel settore della sanità e assistenza sociale e per il 43,4% negli altri servizi. Le donne ricoprono inoltre 35.676 cariche, il 30,9% del totale regionale, a fronte del 27,9% nazionale. Di queste, 12.775 sono cariche di titolare e 12.100 di amministratrice.
Il Comitato per l’imprenditoria femminile e gli strumenti camerali
Al confronto è intervenuta Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile (Cif) della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha evidenziato l’impegno del Comitato per accompagnare le donne nell’attività d’impresa. Il Cif opera sulla diffusione della cultura imprenditoriale, sulla formazione, sull’accesso al credito e sull’individuazione degli ostacoli che limitano l’iniziativa femminile. Fra le iniziative, il teatro d’impresa “Le voci di fuori” al Festival per la Parità di genere.
L’impegno camerale comprende inoltre “Pagina – Parità di genere in azienda”, percorso formativo promosso con la Consigliera regionale di Parità che ha coinvolto 34 imprese, e il bando 2026 per la certificazione, con contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per impresa, per tradurre la parità in pratiche aziendali verificabili.
Ai lavori, tra gli altri, hanno portato il loro contributo Tiziana Ciprini, amministratrice unica di Arpal Umbria (Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro), Tiziana Pompei, vicesegretaria generale di Unioncamere, collegata da remoto; Stefano Marconi, direttore interregionale dell’Ispettorato del lavoro; Andrea Benedetti, dirigente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Perugia; Alessandro Pastorelli, direttore regionale dell’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro); Elisa Maria Spagnolo, direttrice regionale dell’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale); e Adriano Bei, direttore dello Sviluppo economico della Regione Umbria.
Dagli Ordini professionali sono arrivati i contributi di Simonetta Mischianti, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine dei commercialisti di Perugia; Simone Marchetti, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Perugia; Laura Alunno Ricci, componente della Commissione pari opportunità dell’Ordine dei consulenti del lavoro; e Francesca Marrucco, delegata alle pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria. Il confronto con le imprese certificate ha avuto le testimonianze di Aboca, Tarkett e Sintagma, dedicate all’applicazione concreta delle politiche di parità nelle rispettive organizzazioni.
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