
Dalle botteghe dei vasari alle fabbriche, fino al declino industriale: l’incontro «Segni nel tempo», curato da Assunta Parziani, ripercorre con Roberto Segatori e Anna Laura Avenia una storia di lavoro, arte e coraggio imprenditoriale che ha segnato l’identità del territorio
Dall’inviato GILBERTO SCALABRINI
Cannara (Pg), 26 ott. 2026 – Il declino industriale della ceramica di Cannara è cominciato quarant’anni fa. Il sociologo Roberto Segatori parte da questa lettura per raccontare una comunità che, mentre fatica a recuperare un «capitale sociale» ormai perduto, prova a ricostruire almeno un «capitale di memoria».

A riannodarne i fili contribuisce Assunta Parziani, che traduce il suo legame con il territorio in ricerche, pubblicazioni e iniziative dedicate alla storia locale. La ceramica è uno dei fili di questa storia: stoviglie sulle tavole, piastrelle nelle case, colori capaci di cambiare il volto delle stanze. È il percorso proposto da «Segni nel tempo», l’incontro che domenica pomeriggio ha richiamato allo spazio Cepa un pubblico numeroso, presente la vicesindaca Silvana Pantaleoni. A ripercorrerlo, tra fornaci e sfide imprenditoriali, Segatori e l’imprenditrice Anna Laura Avenia, con il coordinamento di Parziani. Filmati in bianco e nero sulle attività ceramiche e un’intervista della curatrice ad Avenia hanno accompagnato il racconto.

Le radici affondano nell’Ottocento. Nel 1812 un documento comunale registra le «cocce rustiche e verniciate» dei vasari Vincenzo Mariani e Severo Cristalli. Nel 1861 le fornaci di Pasquale Cuccagna, Demetrio D’Eramo ed Egidio Mattonelli lavorano con pochi addetti e torni a pedale. Nel 1892 Luciano Cuccagna e Antonio Mattonelli portano le stoviglie di Cannara all’esposizione agricola, industriale e artistica di Foligno. La famiglia Mattonelli proseguirà il mestiere per generazioni, collaborando, fra le due guerre, anche con il laboratorio dell’artista assisano Americo Lunghi. A ricordare questa tradizione sono intervenuti all’incontro anche due eredi della famiglia, Gerardo e Gianpaolo.

Poi il salto dalle botteghe all’industria. Parziani ripercorre la vicenda di Claudio Bonaca e del suo colorificio: dieci occupati all’avvio, fra cui diverse donne, poi operai ottanta; diventano centocinquanta nel 1950, dopo la contrazione degli anni di guerra. Nel 1969 l’azienda diventa società per azioni. A provarne i colori è chiamato anche Maceo Angeli di Assisi, pittore, ceramista, scultore e musicista: sensibilità artistica e ricerca produttiva si incontrano.
In questa stagione si fa strada Raffaele Falcinelli. Comincia come rappresentante della Bonaca, poi nel 1959 si mette in proprio. Ai concittadini propone di entrare in società con centomila lire a testa. Nessuno accetta. Parte comunque, con un piccolo forno; il successo lo porterà nella zona industriale di Spello, fino a superare i 250 lavoratori e a conquistare mercati italiani ed esteri con piastrelle, ceramiche e porcellanati.

A questa storia si lega il percorso di Anna Laura Avenia. Arrivata dalla Sicilia con la famiglia, nel 1962 approda alla Bonaca come responsabile delle vendite all’estero. Falcinelli la chiama poi a contribuire al rilancio della sua azienda. Tra i successi, Avenia ricorda il primo premio a un’esposizione di ceramiche a Parigi. Quindi la scelta di un marchio proprio: disegni moderni, colori accesi, la ceramica pensata per rinnovare gli ambienti domestici. Le fiere internazionali e l’interesse oltreoceano aprono nuovi orizzonti. Ma il racconto conosce anche la fatica: Avenia, oggi novantunenne, ricorda contestazioni dei clienti e contrasti con gli operai nella gestione della produzione, fino al declino dell’impresa.
Per capire questa parabola, suggerisce Segatori, occorre guardare insieme imprese, comunità e territorio, mettendo in relazione punti di forza e fragilità. Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto ricordano quanto la ceramica possa segnare l’identità di una città. Cannara ritrova la propria anche in queste vicende: mani al tornio, donne in fabbrica, imprenditori disposti a rischiare. E colori che, prima di entrare negli archivi, sono entrati nelle case.
(Illustrazione in bianco e nero creata da AI)
(81)

