Trevi, 3 marzo 2024 –  In un Complesso Museale di San Francesco  di Trevi gremito ha preso il via l’1 marzo l’importante  Convegno “La Cooperazione Internazionale Strumento di Sviluppo”.

L’1 e il 2 marzo l’Umbria è il centro di discussione, di analisi e proposte di come far tornare l’Italia al centro del Mediterraneo,  avendo come stella polare il  metodo  Mattei. Una due giorni, organizzata e fortemente voluta dalla Fondazione “S.E.D. – Social Economic Development Enrico Mattei” in collaborazione con Comune di Trevi.

La cittadina umbra ha ospitato un evento di estrema importanza che vede riuniti assieme rappresentanti del Governo, Ambasciatori di varie nazioni, rappresentanti Istituzionali della Regione Umbria, imprenditori e realtà economiche nazionali e del panorama internazionale.

Tutti gli esperti hanno convenuto che l’Italia potrà ritornare protagonista in politica estera attraverso un partenariato strategico con l’Africa ed il mondo arabo,   riprendendo la via intrapresa dal grande statista Enrico Mattei.

Relazioni ed interventi dell’1 marzo 2024

Daniel della Seta (Moderatore): Vorrei ringraziare tutti i presenti per il tanto interesse dimostrato verso questo esperimento. Siamo in presenza di un momento straordinario per la cooperazione internazionale. Il mondo sta cambiando velocemente e nuove sfide si profilano all’orizzonte.

Ferdinando Gemma (Sindaco di Trevi): Trevi viene nobilitata da questo evento. Vedere il nostro borgo quale palcoscenico di questa kermesse internazionale ci propone quale palco di mutamenti epocali. Non si parla di temi astratti. Stiamo parlando di cose con cui abbiamo a che fare tutti i giorni come sanità, economia, ambiente e cultura. Di fatto tutti questi temi saranno sempre più interdipendenti nel prossimo futuro.

Eleonora Pace (Presidente Gruppo Assembleare Regione Umbria): Grazie a chi sceglie i nostri borghi quale vetrina internazionale. Sapere che il futuro delle cooperazione internazionale passa per l’Umbria è insieme un elogio ed una responsabilità. Da parte dell’area politica che rappresento a livello locale assicuro che l’esecutivo sta lavorando per trasformare la cooperazione internazionale. Il “Piano Mattei” si propone di raccogliere l’eredità di Enrico Mattei e di porre l’Italia quale punto di riferimento di questa trasformazione degli equilibri mondiali a cui assisteremo nei prossimi anni.

Giuseppe Fedele (Ministro Plenipotenziario rappresentante del Vice Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale On. Edmondo Cirielli): Vi riporto il messaggio del Vice Ministro On. Edmondo Cirielli – “Nel campo della cooperazione internazionale è da ritenersi esaurito e desueto ogni atteggiamento paternalistico o aggressivo. Il futuro è un approccio di partenariato. L’Italia guarda all’Africa quale priorità.

Abbiamo rivolto all’Onu il nostro “Piano Mattei” perché lo sviluppo dei paesi africani è anche il nostro sviluppo. Di fatto questo ci porta ad un fondamentale obbiettivo, cioè quello di giungere ad avere una classe media benestante in Africa. Ciò è da considerarsi quale naturale obbiettivo e conseguenza di un piano articolato che punti a creare occupazione in loco.

Così facendo potremo ragionare anche di portare stabilità ai paesi africani e porre quindi un freno ai grandi movimenti migratori che erroneamente vengono considerati fenomeni inarrestabili e “naturali”. Di fatto, creando cioè le predette condizioni, noi puntiamo ad affermare il diritto a non migrare oggi troppo spesso ignorato. Per riuscirci è necessario convogliare le forze migliori del paese come le università, le imprese e le eccellenze dei territori che investano in risorse e know how onde stimolare un circolo virtuoso che porti anche banche ed istituzione europee ad investire nel continente africano”.

Giuseppe Accardi (Vice Presidente Fondazione Mattei): Un modello per tutte le stagioni ed un Metodo per governarlo: questo è l’obbiettivo. Non ci può essere una nuova Globalizzazione 2.0 senza Cooperazione Internazionale. Non ci può essere Cooperazione Internazionale senza Rivoluzione Industriale. Non ci può essere Rivoluzione Industriale senza Distretto Internazionale. La parola chiave è “modello”. I modelli non sono mai sbagliati.

I modelli danno risultati negativi o positivi. Ma questo è semplicemente indicativo che hanno funzionato in modi e per esigenze diverse da quanto desiderato in origine. Pertanto i modelli possono funzionare o non funzionare. Basti pensare ad esempi quali il modello riforestazione che funziona nel senso che aree private di alberi vengono ripopolate da alberi artificialmente.

Tuttavia questa ripopolazione è ormai provato che danneggia la biologia locale in quanto continua la alterazione della biodiversità locale. Parlando di altri esempi basti citare i software open source. All’inizio vennero aspramente osteggiati dalle aziende informatiche in quanto utenti che sviluppano gratuitamente programmi erano considerati potenziali concorrenti indesiderati. Oggi invece il settore open source costituisce un indotto da oltre 50 miliardi di dollari, alimentato ed incoraggiato proprio dalle stesse aziende informatiche ed elettroniche.

Il supporto a questa crescita significa averne il controllo. L’attuale globalizzazione si è rivelata un modello debole. Ha aumentato le diseguaglianze economiche da un lato, e non ha garantito un controllo reale sull’economia dall’altro. Il risultato è una Cina che ha agito fuori controllo come un battitore libero all’insegna dei propri interessi, mentre i paesi africani, soprattutto quelli del Sahel, stanno regredendo in termini di produttività e ricchezza.

La Globalizzazione 2.0 potrà avvenire solo con un modello paritetico per essere tutti più forti. Questa deve puntare ad aumento della produttività per generar un aumento della redditività. Ciò inevitabilmente consente di far girare l’economia e quindi avere una crescita reale. Non lo diciamo noi. Lo dice la Banca Internazionale. L’Africa sta compiendo dei veri salti tecnologici.

In Africa per esempio ci sono 10 linee telefoniche fisse ogni 100 abitanti, mentre sono ben 107 le linee mobili ogni 100 abitanti. In Africa manca una rete capillare di distribuzione del carburante, Vice versa molti paesi africani si stanno dotando di capillari reti di ricarica elettrica. Per esempio il Sud Africa punta ad avere ogni 150 km almeno una stazione di ricarica alimentata ad energia solare.

L’Africa si sta muovendo verso un vero Green Deal. Basti pensare che nei paesi africani è comune rimotorizzare vecchi autobus a combustione interna con motori elettrici. Per questo è importante sviluppare la filiera produttiva senza delocalizzare.

L’idea è che aziende italiane aprano società e succursali in Africa affinché entrambi i partners si possano arricchire in modo paritetico. Questo è fondamentale anche alla luce della diversa natura sociologica dell’Italia e dell’Africa. L’Africa è un paese “giovane” al contrario dell’Italia dove ai giovani non viene quasi mai accordata fiducia e vengono regolarmente mortificati da gavette infinite, sfruttamento, precariato e vessazioni legate ad una visione fortemente incline al mobbing.

Ministro Plenipotenziario Fabrizio Lobasso (Vice Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese e Direttore Centrale per l’Internazionalizzazione Economica): Bisogna superare il modello “mio” e “tuo”. Bisogna giungere ad un modello in cui ci si renda conto che “io sono perché tu sei”. Pertanto va superato il modello centristico in favore di un modello centripeto. Tutto è come una catena poiché questo significa avere unità di intenti.

L’Italia traccia sentieri con un modello inclusivo come il “Piano Mattei”. Però bisogna rendere la nostra nazione affrancata da un modello di impegno troppo spesso di tipo a “pendolo”, ossia caratterizzato da scarsa costanza nei propri propositi. Dobbiamo puntare ad essere invece dei “metronomi”, cioè costanti nei nostri intenti.

Dott. Roberto Ridolfi (Membro del consiglio nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS) e Presidente Associazione per la Cooperazione allo Sviluppo Link2007): Enrico Mattei aveva un approccio basato sulla solidarietà. La solidarietà è in assoluto la miglior fonte di guadagnare perché fa crescere tutti. Purtroppo invece la solidarietà, quella vera di cui sopra, viene scambiata o impostata come assistenzialismo.

L’Italia è piena di piccole aziende creative. Questa energia creativa è al centro della visione del Piano Mattei. All’iniziativa privata deve essere affiancata la garanzia del pubblico, la presenza dello stato e delle istituzioni. Pubblico e privato devono quindi lavorare all’unisono per poter così dare forma e sostanza ai fondi stanziati dall’Unione Europea per lo sviluppo dell’Africa. Progetti in campo agricolo, della sanità e dell’economia che già oggi vengono proposti dalle aziende italiane verranno pertanto garantiti e sponsorizzati dalle istituzioni pubbliche.

Anche se può sembrare strano, sui temi che ho elencato, il nostro paese è avanguardia mondiale. Le carenze infatti sono concentrare nell’ambito dell’applicazione. Servono pertanto programmi concreti uniti a garanzie europee per combattere speculazione ed inflazione che sono i principali fattori avversi all’investimento nei paesi africani, e per incentivare l’impresa privata in Europa.

Salvatore Longobardi (Membro del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo): Il Piano Mattei è volto all’idea del “Leading by Example”, ossia essere guida con l’esempio. Pertanto il piano si pone come obbiettivo principale l’inclusività. Noi abbiamo una visione “cinematografica” dell’Africa. Questa visione rischia di portarci ad un approccio assistenzialistico e paternalistico. Questo è sbagliato. Siamo di fronte ad una svolta epocale che dobbiamo affrontare avendo accanto a noi dei partner che percorrano la strada insieme.

Dott. Aroldo Curzi Mattei (Presidente Fondazione “Enrico Mattei”): Il Piano Mattei destina denaro ed attenzioni all’Africa. Questo continente non è tutto uguale. Esso si divide in 5 maggiori aree, a loro volta da suddividersi in realtà locali. Servono quindi soluzioni ad hoc, quindi diversi progetti adatti a tutte le varie diverse realtà.

Ma per far si che funzionino è necessario operare in aree geografiche stabili. L’idea è di contribuire a questa stabilità contribuendo allo sviluppo per generare una richiesta generale che porti benessere facendo girare l’economia e quindi garantendo una pace e s tabilità naturali ed eque anziché imposte. Pertanto è necessario creare lavoro mediante la creazione di distretti industriali ma non nel senso di sfruttamento tipico del passato, ma all’insegna del partenariato reciproco.

Dott. Fabrizio Cardillo (Presidente del IDC (International Development Centre): IL Piano Mattei può passare solo attraverso il coinvolgimento delle piccole e medie imprese italiane. Questo porterà il maggior valore aggiunto, ossia la loro creatività. Se tale risorse viene irregimentata sotto la garanzia e l’egida di un piano pubblico ed internazionale, si avrà l’avvio di un circolo virtuoso da cui si avvantaggino sia l’Italia che l’Africa.

Ing. Alfredo Carmine Cestari (Presidente Camera di Commercio ItalAfrica Centrale): L’Africa ha un tasso di natalità incredibile. Stiamo parlando di 8 o 9 figli per coppia. Ciò significa che entro il 2050 gli africani saranno 2,4 miliardi. Stiamo parlando pertanto del più grande mercato di consumatori in via di formazione nel corso del XXI secolo.

Del resto ormai con l’Africa esistono già oggi rapporti di import – export. Attualmente le risorse del suolo Africano giungono in Italia per essere impiegate e trasformate dalle aziende italiane. Tuttavia ancora non sono chiare le reale potenzialità dell’export. L’Africa è un grande mercato in cui già da decenni gli italiani investono.

Quindi abbiamo elaborato il progetto “Sud Polo Magnetico” in riferimento ai due meridioni, quello nazionale, il sud Italia (che è anche il sud dell’Europa), ed il sud del mondo, ossia il continente africano. In entrambi i casi è necessario investire e creare posti di lavoro in loco. Per capire cosa si intende per un vasto mercato da forgiare, basti dire che ad esempio in Congo ben 17 milioni di persone abitano nella capitale di questo stato africano. Nei prossimi anni diverranno 30 milioni.

Questi movimenti migratori interni sono dettati dalla ricerca di migliori condizioni di vita per far fronte alla totale mancanza di prodotti e servizi fuori dalle grandi città africane e per la ricerca di un lavoro. Lo stesso meccanismo si applica anche ai movimenti migratori internazionali. Questi movimenti rischiano di diventare ingestibili molto presto. Ecco perché è necessario intervenire creando benessere e una futura classe media africana.

Dott. Cesare Trevisani (Presidente Italian – Arab Chamber of Commerce): L’introduzione della finanza araba in Italia può portare enormi benefici. Stiamo parlando di una finanza “etica” ossia vincolata precetti morali come per esempio il non investire in armi o gioco d’azzardo poiché basata sui precetti dell’islam. Entro il 2025 verrà generato un giro d’affari pari a 5 trillioni di dollari.

Stiamo parlando di una opportunità di sviluppo incredibile per l’Italia. Deve però essere preimpostata una collaborazione all’insegna di una governance efficace e trasparente, e soprattutto che tenga conto dell’economia reale. Solo così potremo attirare investimenti in Italia, nella nostra sanità, nelle nostre risorse. Ciò può avviare una collaborazione sovranazionale tra privato e pubblico all’insegna dell’internazionalizzazione.

Mohammed Haroun (Presidente Federazione Agricoltori Algerini (CIPA): Storicamente Algeria ed Italia hanno da sempre ottimi rapporti. La fase attuale si caratterizza per essere un enorme cantiere della cooperazione. Abbiamo in cantiere numerosi progetti con l’Italia. Stiamo parlando di due paesi ponte tra due continenti. L’Italia è il porto Europeo verso l’Africa, mentre l’Algeria è il naturale porto dell’Africa verso l’Europa.

S.E. Ambasciatore Mehmet Ylmaz (Ambasciatore della Somalia): Bisogna superare una visione dell’Africa solo come un continente da sfruttare. Bisogna passare ad una visione che abbia al suo centro il crescere insieme. Enrico Mattei aveva già avuto questa intuizione.

Aveva visto l’Africa come una terra da far funzionare con infrastrutture ed investimenti. Egli fu il primo a dare una consistente spinta all’Africa. Questa spinta cerchiamo oggi di portarla avanti autonomamente. Speriamo che l’Italia sia più che un partner. Speriamo sia un compagno di viaggio verso un futuro migliore da raggiungere tenendoci per mano.

Dott. Otto Bitjoka (UCAI Unione Comunità Africane d’Italia): Il modello deve essere funzionale sia per l’Italia che per l’Africa. L’africa ha bisogno di sovranità, che storicamente le è stata negata. Ma oggi le cose stanno cambiando. Gli africani non si sentono più in soggezzione.

Gli africani oggi si vedono alla pari degli altri popoli mondiali, poiché le nuove generazioni sono decomplessate ormai. Quindi bisogna creare capitale locale poiché il paradigma del cambiamento deve prevedere che il Piano Mattei abbia una cabina di regia paritetica tra Italia e Africa nell’interesse di entrambi.

 

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