Otto ore di stop proclamate da Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, presidio alle ore 10.00 davanti alla prefettura di Perugia

Perugia, 6 marzo 2024 – “No alla svendita del futuro energetico del Paese”: è con questo slogan che venerdì 8 marzo le lavoratrici e i lavoratori di Enel sciopereranno e manifesteranno in tutta Italia e anche in Umbria, dove è previsto un presidio regionale sotto la prefettura di Perugia (ore 10.00) organizzato dai tre sindacati del settore, che hanno lanciato la mobilitazione, Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil.

“Lo sciopero è un atto di estrema responsabilità di coloro che sono preposti al buon funzionamento del servizio elettrico e ne vedono il depauperamento, giorno dopo giorno – spiegano i sindacati in una nota – È lo sciopero causato dal cinismo interessato di un management che trascura le conseguenze di scelte gestionali con le quali, anno dopo anno, si stanno distruggendo la dimensione industriale e le competenze elettriche dell’impresa, volgendo l’attenzione esclusivamente agli aspetti finanziari”.

In Umbria sono circa 500 le lavoratrici e i lavoratori di Enel che saranno chiamati ad incrociare le braccia. “Confidiamo in una grande partecipazione – affermano Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil – perché lavoratrici e lavoratori elettrici sono preoccupati per la direzione che sta prendendo l’azienda. Enel – proseguono i sindacati – deve essere la protagonista nel nostro Paese per la transizione energetica e digitale, l’elettrificazione dei consumi ed i progetti previsti, finanziati anche con il Pnrr, che avranno un enorme impatto sui suoi ricavi, se il Gruppo sarà capace di cogliere le sfide future tramite gli investimenti sugli asset e sulle persone. Purtroppo, però, quello che ci viene proposto è solo una mera razionalizzazione degli investimenti, una contrazione dei costi che avrà ripercussioni sugli standard di qualità e sicurezza e soprattutto sull’occupazione”.

Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil ricordano che Enel è fortemente indebitata. “Si è irresponsabilmente esposta all’estero per inseguire business impossibili e ora scarica sul servizio nazionale le contraddizioni delle sue scelte – spiegano le tre sigle – Enel ha infatti deciso di abbandonare le attività elettriche, tutte. Gli investimenti per le fonti rinnovabili passano dai 5,5 miliardi a 2,9 miliardi di euro in tre anni (1 Gw di maggior potenza rispetto ai 70 che il nostro Paese dovrà raggiungere al 2030).

Non c’è traccia di investimenti nel settore idroelettrico né sulla geotermia”. La verità, secondo i sindacati, è che Enel “non ha il coraggio di compiere le scelte necessarie per lo sviluppo del paese. Nessun piano industriale di sviluppo e creazione di valore, nessuna idea su come affrontare il superamento del fossile e la messa a terra delle nuove tecnologie green. Solo operazioni per quadrare bilanci e produrre utili”, accusano ancora Filctem, Flaei e Uiltec.

“Con lo sciopero di venerdì vogliamo richiamare le responsabilità della vigilanza, della politica, del Governo e del Parlamento che hanno deciso questo assetto e questo sistema – concludono i sindacati – Lavoratrici e lavoratori elettrici dell’Enel pagheranno di tasca loro questo appello, dimostrando il loro attaccamento al ruolo e alla sicurezza energetica del Paese”.

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