Alle 17  una visitana straordinaria, la Messa e il ritorno del Crocifisso della Madre Paola. Un’occasione unica per riscoprire arte, storia e la memoria silenziosa di uno dei complessi monastici più affascinanti della città

dall’inviato GILBERTO SCALABRINI

Martedì 25 novembre, dietro il pesante portone di via Nicolò Alunno — lo stesso che per secoli ha protetto la clausura delle clarisse — tornerà a scorrere la vita. Le stanze del monastero, gli affreschi consumati dal tempo, il venerabile Crocifisso della Madre Paola: tutto riemergerà per qualche ora dalla quiete sospesa in cui è rimasto dal 2017, offrendo ai folignati un’occasione rara e preziosa.

La parrocchia di San Feliciano, guidata da Monsignor Cristiano Antonietti, aprirà le porte di uno dei complessi monastici più affascinanti e misteriosi della città, ancora in bilico tra memoria, arte e l’attesa di un nuovo inizio. La visita guidata prenderà il via alle 17, mentre alle 18 sarà celebrata l’Eucaristia animata dalla Schola Cantorum “Santa Cecilia”, diretta dal maestro Antonio Barbi. Proprio durante la celebrazione, il Crocifisso della Madre Paola verrà ricollocato nel suo luogo originario: un gesto semplice ma carico di significato, un ritorno alle radici spirituali del monastero.

Santa Caterina è un luogo che parla attraverso le sue opere. Le sale custodiscono tele del XVII e XVIII secolo attribuite a Noël Quillerier, Giovan Battista Michelini, Francesco Refini, Carlo Lamparelli e al misterioso “Pittore di Popola”, oltre a numerosi dipinti anonimi risalenti tra Cinque e Seicento. Nel vano d’ingresso resiste un affresco quattrocentesco che raffigura la Crocifissione con la Madonna, San Giovanni e le Marie: un frammento di devozione rimasto miracolosamente intatto nonostante le vicende del tempo.

La storia del complesso è lunga e stratificata. In origine ospedale medievale della Trinità, retto da una fraternità legata agli eremitani di Sant’Agostino, diventò oratorio di Sant’Orsola e poi Conservatorio della Madre Paola, fondato nel 1600 e soppresso nel 1867. Nel 1887 accolse le clarisse, trasferite dal precedente monastero — anch’esso dedicato a Santa Caterina — dove oggi sorge la scuola elementare omonima vicino al Parco dei Canapè. La chiesa annessa, edificata nel XIII secolo e restaurata negli ultimi decenni, è oggi utilizzata come auditorium.

Nel 1992 il monastero passò sotto la giurisdizione del Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria; otto anni dopo venne chiuso. La soppressione definitiva arrivò nel 2017, per l’età avanzata delle ultime monache e l’impossibilità di garantire una comunità autosufficiente.

Eppure, la sua eredità spirituale non si è mai spenta. Per oltre sessant’anni Santa Caterina ha ospitato l’Adorazione Eucaristica perpetua, che oggi prosegue nella chiesa delle Terziarie Francescane della Beata Angelina, al monastero di Sant’Anna. Intanto la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata sta valutando l’arrivo di una nuova comunità religiosa, un passo necessario per restituire al complesso una presenza viva e stabile.

La riapertura di martedì non è dunque soltanto una visita straordinaria. È un invito a ricordare, a guardare dentro le pieghe della storia che questo luogo custodisce in silenzio da secoli. Un appello alla città perché torni a volgere lo sguardo verso un tesoro nascosto, dove arte e fede hanno camminato insieme per generazioni. È il primo respiro di un luogo che aspetta, ancora una volta, di rinascere.

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