dall’inviato GILBERTO SCALABRINI

Assisi, 22 nov. 2025 – Questa mattina, nella penombra vibrante della chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, i Vigili del Fuoco hanno portato ad Assisi non solo le loro divise impeccabili, ma soprattutto il peso invisibile delle vite salvate, delle notti insonni, degli incendi domati e delle tragedie affrontate in silenzio. Il Giubileo loro dedicato ha assunto così i contorni di un rito collettivo in cui la fede, la memoria e il senso del dovere sono tornati a incontrarsi.

Sono arrivati da ogni parte d’Italia: non solo le squadre dell’Umbria, ma rappresentanze di molte Direzioni Regionali del Corpo nazionale. Una comunità vasta, che si riconosce in un unico linguaggio: quello dell’immediatezza dell’intervento, del coraggio che non ammette esitazioni, della solidarietà operativa che tiene uniti uomini e donne chiamati a essere presenza quando tutto il resto vacilla.

A rappresentare le istituzioni erano presenti il Sottosegretario di Stato Emanuele Prisco, il Capo del Corpo Nazionale, ingegner Eros Mannino, il Direttore regionale dell’Umbria, architetto Valter Cirillo, il comandante di Terni, ingegner Daniele Mercuri, e l’ingegner Andrea Marino per la Direzione regionale. Figure che, ognuna nel proprio ruolo, condividono la responsabilità di guidare un Corpo che ogni giorno mette in gioco la propria umanità prima ancora della propria professionalità.

La celebrazione giubilare, officiata da Monsignor Giovanni Zampa, vicario generale delle diocesi di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino e Foligno, ha avvolto la navata in un’atmosfera di fraternità sincera. Le sue parole – dedicate alla speranza, alla vicinanza e al valore del servizio – si sono riflettute sui volti dei vigili del fuoco presenti: volti scavati da turni impossibili, segnati da ricordi che non si raccontano mai fino in fondo, ma anche illuminati da quel senso di missione che resta intatto nonostante tutto.

Il ritratto di un mestiere che non è solo un mestiere

Il Giubileo è stato anche l’occasione per ricordare ciò che spesso si dimentica: che dietro ogni intervento c’è una persona che corre mentre tutti fuggono, che entra dove nessuno vuole entrare, che tende una mano quando il tempo sembra finito.

Il vigile del fuoco è colui che ascolta le urla nel buio di una casa in fiamme e si orienta in mezzo al fumo; è colui che si cala tra le macerie di un terremoto, con la terra che ancora trema; è colui che recupera un corpo o ne salva un altro, assumendosi ogni volta il rischio di portarsi addosso non solo la fatica, ma anche l’emotività delle storie che incontra.

È un mestiere che richiede tecnica, sì, ma soprattutto tenuta emotiva: la capacità di distinguere un secondo che può cambiare tutto, la lucidità nei momenti in cui la paura ti attraversa, perché la paura c’è, ma non deve mai essere più forte del gesto da compiere.

Dentro la Basilica di Assisi, per un giorno, questo mondo ha trovato un luogo di tregua.
Un luogo dove il rumore delle sirene si è trasformato in silenzio, dove le mani abituate a spegnere il fuoco si sono intrecciate in preghiera.

Il gesto che racconta tutto

Al termine della celebrazione, l’architetto Valter Cirillo, Direttore regionale dei Vigili del Fuoco dell’Umbria, ha consegnato a Monsignor Zampa un elmo rosso: non un semplice dono, ma il simbolo più riconoscibile della loro missione. L’elmo protegge, ripara, segna la linea tra la vita e il pericolo. È l’oggetto che ogni vigile indossa quando sta per affrontare l’ignoto.

Vederlo brillare tra le mani del sacerdote ha restituito il senso profondo della giornata: l’incontro tra chi ogni giorno protegge la vita con il proprio corpo e chi, nella dimensione spirituale, la custodisce con la parola e il conforto.

In quella navata antica, mentre l’incenso saliva verso le volte affrescate, il lavoro dei Vigili del Fuoco è apparso per ciò che realmente è: una forma concreta di carità, un atto di servizio che si rinnova a ogni chiamata, un mestiere che diventa vocazione.

E ad Assisi, davanti alla tomba del Santo che ha parlato al mondo di fraternità universale, questo impegno ha trovato una nuova benedizione. Un riconoscimento silenzioso ma profondo per coloro che, ogni giorno, scelgono di esserci quando tutto brucia.

(42)

Share Button