di GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 10 dic. 2025 – È bastato un attimo, uno di quelli in cui la tensione quotidiana diventa furia, perché una discussione si trasformasse in una scena di sangue nel cuore di Foligno, in via Garibaldi, all’altezza di via Niccolò Alunno. Un gesto improvviso, inaspettato, che ha lasciato un uomo a terra – ferito gravemente all’addome – e un’intera comunità sgomenta.

Non sarebbe stata la prima volta che l’ingegnere Francesco Maria Castellani, noto e stimato dirigente dell’area lavori pubblici del Comune, incrociava il 39enne con cui ieri mattina è esploso l’ennesimo diverbio. Da tempo i due si punzecchiavano per la stessa ragione: i cani. Il giovane, vivo per miracolo e ora ricoverato in prognosi riservata, sembra che fosse solito passeggiare per il centro con il suo pit bull libero e senza museruola. Una presenza che più volte avrebbe fatto scattare discussioni accese.

Anche ieri, tutto sarebbe ricominciato allo stesso modo: il pit bull che si avvicina ai due cani del dirigente, le parole che salgono di tono, l’ennesima scintilla che accende il conflitto. Ma questa volta qualcosa si spezza. Castellani, 62 anni, incensurato, mette mano alla tasca, estrae un coltello a serramanico e colpisce. La lama affonda nell’addome del 39enne, sfiorando l’aorta di pochi centimetri. Un fendente definito “potenzialmente fatale” dal medico, sufficiente a far scattare l’arresto per tentato omicidio.

Gli investigatori, però, non parlano di premeditazione. Anzi, sottolineano come l’ingegnere sia stato il primo a chiamare i soccorsi e la polizia, a consegnare il coltello, ad assumersi ogni responsabilità. Ha spiegato di avere l’arma con sé per caso: l’avrebbe usata pochi giorni prima e dimenticata nella tasca della giacca.

Ora si trova agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida prevista per domani davanti al Gip di Spoleto. Intanto, sullo sfondo, resta una città che si interroga su come un litigio di routine abbia potuto trasformarsi, in pochi secondi, in tragedia.

Ma davvero la parola rispetto ha perso il suo significato per strada? Bastano pochi minuti, un incrocio di sguardi, due cani al guinzaglio e uno libero, per trasformare un diverbio in una coltellata? Episodi di cronaca nera che raccontano il fallimento di una convivenza civile che si scardina su dettagli all’apparenza minuscoli.

Tutto nasce da lì, ma dietro quei gesti mancati c’è un pezzo di comunità che si sfibra: perché il rispetto non è un atto astratto, è quotidianità, è il confine invisibile che tiene insieme una città. È il guinzaglio messo o non messo. È la capacità di ascoltare un richiamo senza trasformarlo in un affronto personale. È la misura con cui si vive negli spazi condivisi.

Nessuno dei presenti immaginava che una discussione sui cani potesse degenerare tanto, eppure è accaduto: perché quando manca la cultura del limite, il conflitto diventa un detonatore pronto a esplodere.

Ora restano una ferita profonda, un arresto, e gli interrogativi di una comunità che si ritrova a fare i conti con la propria fragilità. Perché il rispetto – quello vero, concreto – è fatto di regole semplici, di attenzioni minime, di consapevolezza degli altri. E quando viene meno, anche il più banale dei litigi può trasformarsi in tragedia.

Foligno, che di solito racconta storie di piazze piene e feste di quartiere, oggi è costretta a interrogarsi. Non su cani e guinzagli: su noi stessi. Per capire come si possa tornare a riconoscersi, prima che sia di nuovo troppo tardi.

 

 

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