
di GILBERTO SCALABRINI
Montefalco, 2 feb. 2026 – Montefalco perde una delle sue voci più autorevoli e appassionate. È morto Silvestro Nessi, professore e storico di riferimento per l’Umbria, studioso rigoroso e divulgatore instancabile, capace come pochi di trasformare la storia locale in racconto vivo, condiviso, necessario. Aveva 89 anni.
Con la sua scomparsa se ne va molto più di un accademico: se ne va un custode della memoria collettiva, un uomo che ha dedicato l’intera esistenza allo studio, alla ricerca e alla trasmissione del passato di Montefalco e del territorio umbro. Le sue opere, frutto di decenni di studio paziente negli archivi e di un metodo sempre sorretto da passione civile, restano un patrimonio imprescindibile per studiosi, amministratori, cittadini.
Professore stimato, Nessi ha formato generazioni di studenti, insegnando non solo date e documenti, ma il rispetto per le fonti, il senso critico e l’importanza della storia come chiave di lettura del presente. Il suo lavoro ha contribuito in modo decisivo a ricostruire vicende, personaggi e passaggi cruciali della storia montefalchese, restituendo dignità e profondità a una comunità che in lui ha sempre riconosciuto una guida culturale.
L’11 agosto 1973, quando era sindaco socialista di Montefalco, la prima edizione moderna della Fuga del Bove senza il bove. La città l’aveva rivoluta così. E così l’ha riproposta alle migliaia di persone che hanno letteralmente invaso le sue vie e le sue piazze in una splendida serata d’agosto di 53 anni fa.
Instancabile animatore del dibattito storico e culturale, era presenza costante in conferenze, presentazioni, incontri pubblici. Parlava con la stessa naturalezza agli studiosi e ai cittadini, convinto che la storia dovesse uscire dai libri per diventare coscienza condivisa.
Noi lo incontrammo 4 anni fa, in un caldo pomeriggio d’estate, mentre prendeva il fresco seduto su una panchina davanti alla propria casa, vicino la chiesa di Santa Chiara della Croce.
Io stavo scrivendo il libro sui 50 anni della Fuga del Bove e non risparmia al grande studioso le domande nè il professore lesinò le risposte. Fu gentile e garbato nei modi, lo spirito critico sempre tagliente, come il dono dell’ironia o la lucidità intellettuale. Ricordo che parlava lentamente, abbassando il tono alla fine di ogni frase, come se la voce tornasse al suo luogo d’origine, interno e silenzioso. I suoi anni (allora 86) non erano anni qualsiasi. Era ancora saggista e scrittore, protagonista prolifico di tante opere sulla storia antica della sua amata città, e la sua penna scorreva ancora piena di vitalità in diverse pubblicazioni.
Con un sorriso sincero e rigore affabile mi confessò: «Con i miei libri qualcuno ha pure guadagnato soldi, io invece qualche volta me li sono dovuti perfino comprare».
Era Presidente onorario dell’Accademia Montefalco per la storia, l’arte e la cultura.
Montefalco oggi si scopre più povera, ma anche profondamente debitrice verso un uomo che ha saputo raccontarla, studiarla e difenderla con rigore e amore. Il suo insegnamento, umano e scientifico, resta. E continuerà a vivere nelle pagine che ha scritto e nella memoria di chi ha avuto il privilegio di ascoltarlo.
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