Con il caldo record sempre più persone risalgono verso l’altopiano per ritrovare fresco, natura e tranquillità. Tra la biodiversità della palude, i tesori storici dei Plestini e il ritorno nelle case ricostruite dopo il sisma, Colfiorito riscopre la sua vocazione di luogo del cuore e di rifugio estivo

di GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 3 ago. 2026 – L’aria della sera scende dai boschi e accarezza l’altopiano, portando con sé una frescura quasi inattesa. Nello stesso momento, laggiù in città, il solleone continua a far ribollire l’asfalto, mentre i muri delle case rilasciano lentamente il calore accumulato durante il giorno.

È il copione di questa estate infuocata, che sta spingendo sempre più folignati verso Sassovivo, Pale e soprattutto Colfiorito, trasformati in autentici rifugi contro l’afa. Qui, quando il sole tramonta, si torna a respirare. I parcheggi si riempiono, i tavoli dei ristoranti restano occupati fino a tarda sera e non è raro fare le ore piccole prima di ridiscendere verso la valle. Bastano dieci minuti d’auto per ritrovarsi in un’altra stagione, tanto che, a notte inoltrata, una felpa diventa quasi indispensabile.

La voglia di montagna si riflette anche nelle strutture ricettive. Gli alberghi registrano presenze in costante aumento e tra gli ospiti spiccano molti motociclisti. «Arrivano coppie e viaggiatori tra i cinquanta e i sessant’anni che scelgono la moto per vivere il viaggio con uno spirito diverso rispetto alla giovinezza», racconta Dante Santoni. «Con l’esperienza si guida in modo più fluido e consapevole e il viaggio diventa soprattutto un’esperienza di libertà».

Colfiorito, del resto, non è soltanto una meta dove trovare refrigerio. È una porta aperta sulla natura, sulla storia e sulle bellezze dell’Umbria. Da qui molti turisti raggiungono Rasiglia e Castelluccio di Norcia: fino a poche settimane fa richiamati dalla spettacolare fioritura, oggi attratti dagli sconfinati prati verdi e dal clima piacevole dell’alta quota. I più giovani, invece, preferiscono l’automobile alle due ruote.

Alfiero Pepponi

Ma il vero tesoro di Colfiorito resta la sua straordinaria area umida, uno degli ecosistemi più preziosi dell’Italia centrale. Nelle acque della palude vive una ricchissima comunità di microrganismi fotosintetici che costituisce il fitoplancton, alla base della catena alimentare dell’intero ambiente lacustre.

«Grazie alla fotosintesi – spiega Alfiero Pepponi, coordinatore regionale della Lipu – questi organismi producono biomassa e rendono le zone umide tra gli ecosistemi terrestri più produttivi in assoluto».

Un patrimonio naturale che alimenta una biodiversità eccezionale e trasforma l’altopiano in un autentico laboratorio a cielo aperto.

Qui si osservano alcune delle comunità faunistiche più ricche e complesse dell’Italia di mezzo. A dominare la scena sono gli uccelli, protagonisti di uno spettacolo che cambia con il susseguirsi delle stagioni. L’altopiano si trova infatti lungo una delle principali rotte migratorie della penisola e ogni anno centinaia di anatre, oche, gru, aironi, sterne, falchi e piccoli passeriformi provenienti dal Centro e dal Nord Europa sostano nella palude durante il loro viaggio verso aree più favorevoli. È un continuo susseguirsi di colori, richiami e voli che rende questo luogo unico dal punto di vista naturalistico ed emozionale.

La natura, però, a Colfiorito dialoga da sempre con la storia. L’altopiano conserva infatti le tracce degli antichi Plestini, il popolo umbro che fece di queste terre un importante crocevia di commerci e culture. Poco oltre il confine marchigiano, nel territorio di Serravalle di Chienti, sorge il suggestivo tempio di Santa Maria di Plestia, con la sua elegante fronte colonnata e le murature in opera quadrata. Un luogo che racconta quasi duemila anni di storia e testimonia la centralità di questo territorio fin dall’epoca romana.

Mentre la Pro Loco è già al lavoro per organizzare la prossima Sagra della Patata Rossa, appuntamento simbolo dell’estate colfioritana, emerge anche un fenomeno che racconta il nuovo rapporto tra i folignati e la montagna. Sempre più persone stanno tornando a vivere, almeno nei fine settimana e durante le ferie, nelle abitazioni ristrutturate dopo il terremoto del 1997. Una sorta di “remigrazione” che restituisce vita ai borghi di montagna. Colfiorito non è soltanto una meta dove sfuggire all’afa. È un luogo che, estate dopo estate, richiama chi cerca aria pulita, silenzio e memoria. Per molti è una fuga dal caldo. Per altri, un ritorno a casa.

(Dal Corriere dell’Umbria)

 

 

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