Quello di Santa Maria di Betlem scelto da «La Fabbrica nel Paesaggio per la qualità dell’architettura religiosa contemporanea

 di GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 2 nov. 2026 – Prima di entrare nel paesaggio «bisogna bussare». L’immagine scelta da Claudio Ricci, vicepresidente di ICOMOS Italia, racchiude il senso di un premio che invita a osservare i luoghi e a misurare il segno che vi lasciamo. A Palazzo Trinci, tra marmo lavorato dai robot, capannoni restituiti alla comunità e architetture del silenzio, la XVI edizione del concorso internazionale «La Fabbrica nel Paesaggio» ha raccontato come produzione, memoria e bellezza possano trovare un passo comune.

Promosso dalla Federazione italiana delle Associazioni e Club per l’UNESCO attraverso il Club di Foligno e Valle del Clitunno, il premio diventa biennale. A ricordarne le origini, una targa a Gabriella Righi, che sedici anni fa ne fu promotrice.

Targa a Gabriella Righi

Quest’anno, ha sottolineato con orgoglio il presidente della Federazione Mauro Macale, le candidature espresse dalla rete dei 122 club italiani, realtà senza scopo di lucro animate da volontari, sono state 24. Un lavoro impegnativo per la giuria, ha osservato Marialuisa Guerrini, presidente del Club folignate, ricordando la difficoltà di scegliere i vincitori delle quattro sezioni.

Nella prima sezione il riconoscimento principale è andato a «Torart, la fabbrica del marmo tra tradizione e innovazione», proposta dal Club di Carrara dei Marmi: una sintesi tra artigianato storico-artistico e robotica avanzata, nel rispetto del paesaggio. Nella terza si è imposto il progetto di rigenerazione etica dell’ex capannone Montecatini, candidato dal Club di Brindisi, che ha ottenuto il maggior numero di voti dell’intero concorso.

Menzione di merito al complesso monumentale di San Matteo degli Armeni a Perugia

Menzione di merito al complesso monumentale di San Matteo degli Armeni a Perugia, su proposta del Club di Gubbio. A valutare i progetti, Mauro Macale, Marco Caruso, Diego Zurli, Angelo Paladino e Claudio Ricci.

Un’altra menzione ha riportato lo sguardo a Foligno, al monastero di clausura di Santa Maria di Betlem. Realizzato tra il 1974 e il 1994 dagli architetti Franco Antonelli e Giuseppe Colombatti, è stato premiato per la qualità di un’architettura religiosa contemporanea che favorisce la spiritualità in armonia con l’ambiente circostante. A ritirare l’attestato, due monache agostiniane: il volto di una comunità che quegli spazi li abita ogni giorno.

Fra gli ospiti, Osvaldo Bevilacqua, storico volto di «Sereno Variabile» e ambasciatore dei Borghi più belli d’Italia, ha ripercorso alcune esperienze dei suoi servizi. In particolare Carbonia, la Grande Miniera di Serbariu e la riqualificazione urbana di «Carbonia – Landscape Machine», vincitrice del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa: un esempio di come la memoria industriale possa diventare una risorsa per ripensare una città.

Collegata da Roma, la presidente dell’Umbria Stefania Proietti ha invitato gli organizzatori a presentare la prossima edizione a Palazzo Donini. «Da quest’anno abbiamo inserito la sfida del piano paesaggistico regionale tra gli obiettivi di tutela, conservazione e valorizzazione del territorio, nel segno dello sviluppo sostenibile», ha sottolineato.

Sono intervenuti anche il presidente della Provincia Massimiliano Presciutti e il consigliere comunale Marco De Felicis, che ha portato i saluti del sindaco Stefano Zuccarini. A moderare l’incontro, l’architetto Alfiero Moretti.

A ricondurre le diverse esperienze a una responsabilità comune, le parole dell’architetto Teresa Gualtieri, del gruppo di lavoro del concorso: «Il paesaggio non è uno sfondo che ci viene consegnato ma una eredità che ogni individuo deve conservare». Anche una fabbrica, un capannone recuperato o un monastero possono esprimere questa cura. È il modo di bussare, prima di lasciare un segno.

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