
Coinvolti in due anni oltre 50 adolescenti e 30 giovani utenti con neurodivergenze, in un’esperienza di co-creazione artistica e autoinchiesta: ragazze e ragazzi tra i 14 e i 25 anni hanno attraversato i linguaggi dell’arte contemporanea come strumenti di inclusione sociale e di trasformazione personale
PERUGIA, 8 Ott. 2026 – – Si è caratterizzato e svelato come un modello innovativo di welfare culturale per contrastare l’esclusione sociale giovanile e promuovere il benessere psicofisico delle nuove generazioni in Umbria. È tempo quindi di bilanci per Social Sculpture, ideato da Cooperativa Sociale Densa, e arrivato alla sua seconda edizione con le attività di quest’anno dal titolo “Spazio al desiderio”.
Il percorso di benessere culturale per giovani generazioni ha coinvolto in due anni oltre 50 adolescenti e 30 giovani utenti con neurodivergenze, in un’esperienza di co-creazione artistica e autoinchiesta, trasformandoli da fruitori passivi a produttori culturali capaci di incidere sul territorio. Ragazze e ragazzi tra i 14 e i 25 anni hanno attraversato i linguaggi dell’arte contemporanea come strumenti di inclusione sociale e di trasformazione personale e collettiva, all’interno di una rete di istituzioni culturali, musei, servizi sociali e presidi sanitari umbri.

Oggi a Perugia, nella Sala Apollo di Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee, si è fatto il punto nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Giulia Paciello e Chiara Corica, della Cooperativa Sociale Densa, Tommaso Bori, vicepresidente Regione Umbria con delega alla cultura, e Marco Pierini, vicesindaco di Perugia con delega alle Politiche culturali del Comune di Perugia.
Attraverso una fitta rete integrata di realtà coinvolte, come è stato spiegato, il progetto ha utilizzato i linguaggi e le pratiche dell’arte contemporanea per riattivare la capacità di desiderare, costruire spazi sicuri di confronto non giudicanti e rafforzare l’autoefficacia e le competenze relazionali dei partecipanti. Paciello e Corica hanno spiegato il progetto, ricordato luoghi e artisti coinvolti e illustrato i risultati, accompagnati da un video di reportage con testimonianze di alcuni ragazzi.
“Progetti come questo in ambito di welfare culturale e con protagonisti le nuove generazioni non lasciano indifferenti sia chi partecipa sia chi poi vede i risultati” ha commentato Bori che poi ha aggiunto: “L’arte sia come opera che come processo deve interrogare e anche suscitare polemiche ed è compito delle istituzioni stare dalla parte giusta”.
“Gli obiettivi raggiunti con questo progetto – ha affermato inoltre Pierini – sono quelli di aver avvicinato i ragazzi all’arte contemporanea ma anche di aver riacceso in loro un desiderio. L’arte contemporanea quindi, è stato questo il caso, può servire a far comunicare e a coinvolgere di più, quando invece molto spesso si parla solo della sua incomunicabilità”.
L’ispirazione: la “plastica sociale” di Joseph Beuys
Il progetto trae la sua architettura concettuale dalla visione dell’artista Joseph Beuys e dal suo concetto di scultura sociale (Social Sculpture). Secondo il principio beuysiano per cui “ogni essere umano è un artista”, l’arte non è intesa come semplice prodotto estetico o intrattenimento elitario, ma come un dispositivo dinamico, partecipativo e pedagogico in grado di plasmare nuove forme di convivenza e trasformazione della comunità. Il “desiderio” viene interpretato non come una mancanza passiva, bensì come una forza generativa, attiva e politica.
L’emergenza giovanile e i dati UNICEF
L’intervento risponde direttamente ai dati evidenziati dal rapporto UNICEF “Così lontani, così vicini” (2024): 29% dei giovani italiani dichiara di sentirsi escluso dalla società; la percentuale di isolamento sale al 36% tra chi ha un background migratorio e fino al 47% tra chi proviene da fasce a basso reddito; a fronte di ciò, l’85% esprime il forte desiderio di “fare la propria parte nel mondo”, ma solo il 19% trova spazi effettivi di partecipazione attiva; il 49% degli adolescenti ha subito direttamente atti discriminatori.
La situazione nella regione Umbria
Sul territorio umbro si registrano segnali crescenti di sofferenza e isolamento giovanile: oltre 12.600 accessi annuali ai servizi psichiatrici regionali da parte di ragazzi e giovani adulti; circa il 30% degli adolescenti manifesta livelli elevati di ansia e depressione, a cui si affianca la crescita dei fenomeni di ritiro sociale (hikikomori) e della dispersione scolastica (salita all’11,5%).
Destinatari del progetto
Il progetto si è rivolto a giovani di età compresa tra i 14 e i 25 anni (con target primario 15–19 anni), intercettando fasce diversificate della popolazione giovanile tramite scuole, servizi sociali e rete di outreach. Fragilità socio-educative ed economiche: giovani da famiglie a basso reddito, NEET, minori a rischio dispersione scolastica o con background migratorio. Fragilità psicologiche e relazionali: adolescenti con problemi di autostima, ansia, tendenza all’isolamento o al ritiro sociale, in collaborazione con Centro Salute Mentale, USL Umbria 2. Disabilità e neurodiversità: giovani coinvolti con l’Associazione Italiana Persone Down (AIPD), ragazzi con sindrome di Down o persone con fragilità cognitive/neurodivergenze seguiti da cooperative e centri specializzati.
Rete e poli culturali coinvolti
Il progetto ha presidiato e messo in rete 10 luoghi della cultura distribuiti in 7 ambiti territoriali dell’Umbria, connettendo centri urbani e aree interne: Palazzo della Penna – Comune di Perugia; Centro Ragni – Teatro Stabile dell’Umbria / Perugia; Palazzo Collicola, Musei Civici – Comune di Spoleto; Palazzo Lucarini Contemporary – Associazione Palazzo Lucarini Contemporary / Trevi; CIAC, Fondazione Carifol / Foligno; Palazzo Trinci – Comune di Foligno; Museo Naturalistico del Parco di Colfiorito – Comune di Foligno; Parco delle Sculture di Brufa – Comune di Torgiano; Museo della Canapa – Comune di S. Anatolia di Narco; Parco Sculture Beverly Pepper – Fondazione progetti Beverly Pepper / Todi.
Partner sociali e istituzionali
Il progetto è finanziato da Regione Umbria – PR FESR 2021-2027, Azione 1.3.4 “Bando per il sostegno di progetti nel settore del Welfare Culturale”. Coinvolti: USL Umbria 2 (Centro Salute Mentale, Foligno); ARPAL Umbria; Borgorete Società Cooperativa Sociale; Momo Società Cooperativa Sociale; Elle Elle Società Cooperativa Sociale; Liceo Artistico “B. Di Betto”, Perugia; Liceo Classico “F. Frezzi-Beata Angela”, Foligno; Circolo Arci Subasio; LaMama Umbria International APS; Bande à part APS; Associazione Young Jazz; Associazione Ikaria; Gruppo AGESCI Foligno 3; Associazione Italiana Persone Down, Perugia.
Gli artisti e i laboratori chiave
Sara Leghissa – Datemi un Martello (Perugia): workshop sul rapporto tra corpo, potere, privilegio e spazio pubblico. Ha guidato un’autoinchiesta tra 15 adolescenti traducendo le conversazioni in 80 frasi affisse sui manifesti pubblici della città.
Gianni Moretti – Minifestival del Fallimento (Palazzo Lucarini, Trevi): percorso condotto con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila intorno al concetto di errore e fallimento, sfociato in una performance e mostra espositiva con “parole mangiabili”.
Vaste Programme – Non so stare qui (Palazzo Collicola, Spoleto): laboratorio di auto-rappresentazione visiva e pratica fotografica a cura di Saverio Verini, culminato nella creazione di leporelli d’artista.
Valentina Rizzi – La Lepre Lunare (Villa Cappuccini, Cannara): esplorazione delle forme dell’abitare e dei desideri urbani con la produzione di fanzine collettive.
Jacopo Jenna – Framing (in collaborazione con TSU): modulo di movimento e pratiche corporee che indaga il rapporto tra gesto, spazio e rappresentazione.
Giulia Battisti (CIAC Foligno): percorso performativo-teatrale ideato con e per giovani con sindrome di Down in collaborazione con AIPD e Fondazione Carifol.
Redenta Palmioli e Francesca Tinti (Palazzo Trinci, Foligno): laboratorio di arteterapia, espressione sonora e autorappresentazione per il benessere emotivo, in collaborazione con CSM Usl Umbria 2.
Elisa Veschini (Fondazione Beverly Pepper, Todi): laboratorio di arteterapia dedicato a minori e giovani adulti con neurodiversità in collaborazione con la Coop. Elle Elle.
Il percorso Adolescenze e il confronto con la comunità educante
Un tassello rilevante di questo percorso è stato il programma “Adolescenze”, condotto insieme al Cinema PostModernissimo di Perugia, che ha visto la partecipazione del sociologo Stefano Laffi in tre momenti di confronto rivolti ad adulti e ragazzi. A partire dalla visione del film “Futura”, un appuntamento è stato dedicato interamente alla comunità educante: docenti, educatori, genitori, professionisti della salute e amministratori. Attraverso i contenuti e le metodologie del suo libro “Immagina”, Laffi ha offerto uno spazio di ascolto e di strumenti condivisi per decodificare le forme odierne del ritiro e dell’ansia giovanile.
L’obiettivo era fornire agli adulti di riferimento gli strumenti pedagogici e relazionali per accogliere le istanze dei ragazzi, superare la logica del giudizio e costruire spazi reali di partecipazione e co-progettazione, si è discusso del potere dell’immaginazione come antidoto alla rassegnazione. In un altro appuntamento al PostModernissimo, Stefano Laffi e Vittoria Ferdinandi hanno incontrato 150 studentesse e studenti delle scuole superiori per parlare di futuro. È stata una mattinata intensa di riflessioni sul desiderio, sul sogno e sulla necessità di dissentire. Perché immaginare un presente diverso può essere l’esercizio più salutare che abbiamo a disposizione.
Prossimi appuntamenti
Il progetto sta proseguendo con Incontri autunnali (tra settembre e ottobre 2026) grazie alle attività laboratoriali con Jacopo Jenna e Giulia Battisti. Ma è in programma anche un Tavolo di confronto pubblico (dicembre 2026): evento pubblico e assemblea aperta che vedrà uniti giovani, istituzioni, esponenti della politica, terzo settore, mondo della cultura e cittadinanza per un confronto costruttivo sulla presenza dei giovani e sulla partecipazione nei luoghi della cultura e della città.
(10)

