di GILBERTO SCALABRINI

Un cavallo che vaga da solo in un campo, il silenzio improvviso di un uomo che per Assisi era diventato un simbolo. È iniziato così, nel pomeriggio di oggi, il dramma che ha sconvolto la città serafica: la morte di Giovanni Raspa, Conestabile della Compagnia Cavalieri di Satriano e anima instancabile della Cavalcata che ogni anno rievoca il ritorno di San Francesco da Nocera ad Assisi. Una notizia arrivata come un colpo improvviso, lasciando increduli e spaesati quanti lo conoscevano.

Giovanni Raspa alla festa di Sant’Antonio Abate a Santa Maria degli Angeli

Ad allertare i soccorsi e le forze dell’ordine sono stati alcuni passanti, insospettiti da quel cavallo senza cavaliere che si aggirava nei campi a Rivotorto. Poco dopo il ritrovamento del corpo di Raspa, settantenne, riverso in un fosso. L’ipotesi più probabile è quella di un malore, anche se sul corpo potrebbe essere disposta l’autopsia per chiarire con esattezza le cause del decesso. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Assisi e il personale del 118, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile.

Con Giovanni Raspa se ne va una figura profondamente legata alla storia recente della Cavalcata di Satriano, appuntamento che aveva contribuito a custodire e rilanciare con passione assoluta. A fine aprile era apparso in pubblico per l’ultima volta, in occasione della presentazione dell’edizione speciale della Cavalcata organizzata nell’ambito delle celebrazioni dell’ottocentenario francescano dai Comuni di Assisi, Spello, Nocera Umbra e Valtopina. L’evento è in programma il 6 settembre 2026 e vedrà la partecipazione dei reparti ippomontati della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria, del IV Reggimento Carabinieri, dei Carabinieri Forestali e dell’VIII Reggimento Lancieri di Montebello. Un appuntamento che Raspa attendeva con entusiasmo e senso di responsabilità, pienamente consapevole del valore simbolico di quella rievocazione.

Parlava della “sua” Cavalcata con orgoglio e con emozione autentica. “Dopo la guerra furono gli abitanti di Colle del Paradiso, quattro case non lontane da qui, a riprenderne l’usanza, ma a piedi. Nel 1980 abbiamo ricominciato coi cavalli. Partiamo la mattina e rincasiamo a notte”, raccontava qualche anno fa. In quelle parole c’era tutto il suo legame con la tradizione, con il territorio e soprattutto con i cavalli, che erano la sua vita.

Giovanni Raspa era anche un uomo capace di lasciare il segno nei rapporti umani. Per molti anni aveva lavorato a Radio Subasio come tecnico, dove aveva costruito amicizie sincere e profonde. Lo si incontrava spesso con il sorriso pronto, la battuta leggera, la capacità rara di ascoltare e consigliare senza mai imporsi. Gentilezza, equilibrio e passione erano tratti naturali del suo carattere.

Con lui Assisi perde non soltanto un organizzatore appassionato, ma un uomo che ha saputo rappresentare con dignità e autenticità il volto migliore della città. Restano il suo esempio, i suoi valori mai negoziabili, l’amore instancabile per la Cavalcata di Satriano e quel modo discreto ma concreto di esserci sempre.

Per questo la sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Ma lascia anche un’eredità fatta di idee, gesti e insegnamenti che continueranno a vivere nella memoria della comunità e nelle scelte delle nuove generazioni. Perché ci sono persone che, anche dopo l’ultimo saluto, continuano a camminare accanto alla propria gente. Giovanni Raspa sarà una di quelle.

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